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Blitz delle Assicurazioni Generali Comprati i diritti sul 3% di Intesa

Le voci si sono moltiplicate e Generali ha reagito rilevando il 3% dei diritti di voto di Intesa Sanpaolo. Una reazione difensiva e preventiva di Philippe Donnet, decisa dopo che nel fine settimana si sono intensificate le voci di un possibile presidio della banca guidata da Carlo Messina contro interessi esteri sul Leone.

La mossa, secondo le Generali, servirebbe a sterilizzare, in base alle regole attuali, i futuri diritti di voto di cui potrebbe dotarsi Ca’ de Sass. Il criterio? Le partecipazioni incrociate. Salvo che l’operazione immaginata sia di tipo industriale. E prevedesse un’offerta (pubblica o di scambio) su una quota consistente del capitale del Leone.

Su una cosa gli operatori sembrano concordi: se qualcuno vuole tentare una scalata a Generali questo è il momento per provarci. Mediobanca, primo socio del Leone con il 13%, ha detto che vuole ridurre la quota e Unicredit, che di Piazzetta Cuccia è a sua volta il primio azionista, è focalizzata sull’aumento di capitale da 13 miliardi necessari a mettere in sicurezza il bilancio e dunque avrebbe problemi a difendere Trieste. Tra l’altro, qualora decidesse di andare in presa diretta su Generali o muoversi per difenderla, Jean-Pierre Mustier sarebbe costretto a rivedere tutta la documentazione per l’aumento, a cominciare dal prospetto informativo, con il rischio di ritardare i tempi dell’operazione prevista per febbraio.

Per questo l’attenzione si sarebbe concentrata su Intesa Sanpaolo, prima banca del Paese e tra le prime in Europa, la sola ad avere le spalle abbastanza larghe per tutelare Generali da un eventuale assalto. A Ca’ de Sass però tutto tace. «Non commentiamo le indiscrezioni» ha detto ieri il presidente, Gian Maria Gros-Pietro. La compagnia triestina capitalizza 22 miliardi, Intesa il doppio. Un’Opa (offerta pubblica di acquisto), o un’Ops (offerta pubblica di scambio), sarebbero possibili, anche se l’Antitrust potrebbe imporre correttivi vista la posizione di Ca’ de Sass sul mercato assicurativo con Intesa Vita.

Di certo il fatto che come reazione alle voci Donnet abbia acquistato diritti di voto di Intesa lascia intendere che il ceo francese della compagnia voglia seguire la sua strada.

D’altra parte cosa possa avere in mente Messina non si sa. Nemmeno a Trieste lo sanno. L’acquisto dei diritti di voto potrebbe anche essere una mossa per indurre Intesa a uscire allo scoperto. Il pacchetto del 3,01% di Ca’ de Sass è stato preso in prestito dal Leone, che ne ha solo i diritti di voto. Donnet può quindi chiudere la posizione e rimuovere il blocco in ogni momento.

Domani è in agenda un consiglio a Trieste, convocato per ratificare l’uscita a sorpresa del direttore generale Alberto Minali e la nomina del nuovo chief financial officer. Sarà la prima occasione per fare un punto della situazione e capire perché tra Axa, Allianz e Intesa, Donnet abbia scelto di sbarrare la strada proprio a Ca’ de Sass.

Federico De Rosa

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