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Il blitz del premier in Lombardia

«Sapevo bene che mi sarei attirato delle critiche, ma devo guardare al bene di tutto il Paese e di tutti i cittadini, anche con scelte impopolari». Il giorno dopo il nuovo decreto, che ha deluso anche la maggioranza, gli industriali come i commercianti, tanti italiani che speravano in qualcosa di più, Giuseppe Conte para le critiche facendo appello al senso di responsabilità. Se c’è stato un difetto di comunicazione, quel concetto di «congiunti» che nel web ha scatenato incomprensioni e polemiche, il capo del governo si scusa: «È un punto che è stato chiarito, allargando agli affetti stabili, anche ai fidanzati» e per il resto l’equilibrio complessivo del provvedimento viene difeso: «Il 4 maggio tornano al lavoro 4,5 milioni di persone che si aggiungono alle 11 che già lavorano, non potevamo permetterci di più».

Alla lista quasi sconfinata di accuse, di non aver saputo comunicare chiaramente, di aver confezionato l’ennesimo Dpcm che ha scontentato quasi tutti, comprese le Regioni, Conte replica dicendo che «c’è sempre chi è scontento per troppo poco o per il contrario, ma l’intenzione del governo non è mai stata quella di dare un semaforo verde, siamo ancora in una fase di pandemia e ci vuole poco, pochissimo, perché un nuovo focolaio del virus si sviluppi, per questo abbiamo dovuto procedere con gradualità, indicando un orizzonte, ma al contempo prevedendo dei controlli stringenti, perché è quasi sicuro che la curva epidemiologica risalirà».

Conte non vuole che si ripeta quello che è successo in alcuni Paesi asiatici, che hanno dovuto ristabilire il lockdown in alcune zone, purtroppo «non siamo ancora fuori dal pericolo, tutto è cominciato da un paziente zero e teniamo conto che abbiamo al momento almeno 100 mila contagiati accertati e positivi, adesso l’indice Ro è sotto controllo, è inferiore ad uno, ma cosa succederebbe se risalisse? Ci vuole poco per infettare l’intero Paese, non siamo ancora usciti da una situazione che resta drammatica».

Insomma, se non dovessero verificarsi nuovi focolai, il programma potrebbe essere rivisto anticipando altri passi di ritorno alla vita normale, «ma non siamo ancora a questo punto, dal 4 maggio saranno al lavoro non meno di 15 milioni di persone e dovremo monitorare attentamente ogni dato proveniente dalle Regioni, nel caso intervenendo in modo immediato, anche facendo passi indietro».

 

Poi il premier vola a Milano dove incontra il prefetto Renato Saccone, il sindaco Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e Carlo Bonomi, neopresidente di Confindustria. Il fatto che non fosse mai stato in visita nel capoluogo epicentro dell’epidemia era stato oggetto di critiche anche aspre: «La mia presenza qui in Lombardia avrebbe creato intralcio nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria», replica Conte nel chiostro della prefettura, mentre annuncia il suo passaggio anche a Bergamo, a Brescia e «anche a Codogno e Lodi». Il governatore Fontana, reduce da un incontro con i protagonisti dell’economia regionale, gli consegna un documento che riassume tutte le modalità con cui la Lombardia ambisce a rimettersi in moto. «Gli ho avanzato l’ipotesi che aspettare così tanto tempo rischia di creare problemi notevoli a interi comparti. Quindi ci pensi — ha detto Fontana —. Abbiamo fatto presente i problemi legati al trasporto pubblico, alla spalmatura dell’inizio degli orari di lavoro, i problemi legati ai ragazzi e ai bambini». E anche il sindaco Sala esprime «dubbi» sul nuovo scenario.

Atteggiamenti ribaltati, quindi: al contrario di qualche settimana fa, ora il governo frena e la Lombardia preme per ripartire: «Sono sempre stato molto rigido nel momento in cui era necessario essere rigidi — aveva detto Fontana poco prima —. Adesso dobbiamo cercare di assumere qualche atteggiamento magari anche un po’ coraggioso». Per esempio, «qualche negozio lo avrei aperto». Ma di fronte alle sollecitazioni ad allentare le misure di sicurezza, Conte non sembra lasciare molti margini: «Non ci sono le condizioni per tornare alla normalità».

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