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Blitz del cda Mps contro il tetto di voto al 4% assemblea il 18 luglio, ma il sindaco frena

Mps convoca per il 18 luglio l’assemblea che chiederà ai soci se eliminare il tetto del 4% ai soci diversi dalla Fondazione. Un cda di tre ore, sofferto, e in cui si è affrontato anche il piano che lunedì il management presenterà a Bruxelles alla Commissione Ue, cui spetta l’approvazione dell’aiuto statale in forma di Monti bond da 4,07 miliardi. L’eliminazione del tetto al 4% prepara la via a nuovi soci, che la banca attende con la ricapitalizzazione da un miliardo prevista nel 2014. Per questo è avversata dalla comunità locale, che ha trovato una voce forte nel neo sindaco Bruno Valentini. A cui, comprensibilmente, non piace né la deriva né i modi da blitz: la tempistica veloce permetterà infatti alla Fondazione Mps — primo azionista con il 33,5% — di votare per abolire “quota 4%” a pochi giorni dalla scadenza di mandato del suo vertice (3 agosto). E malgrado il nuovo statuto della Fondazione, vigente da ieri, ne limi il potere, il Comune resta il primo elettore dell’ente. Il cda Mps chiederà inoltre alla prossima assemblea di introdurre le quote di genere, i limiti di età a 75 anni per i consiglieri Mps (70 il presidente, 67 l’ad) e di revocare o meno Michele Briamonte, consigliere sospeso dopo l’interdizione di due mesi sancita dalla procura che lo indaga per insider trading.

Quasi in sincrono, ieri, Fondazione Mps licenziava il nuovo statuto, approvato dal Tesoro il 12. Il vecchio era illegittimo, contrarioalla legge Amato-Ciampi (1992) che prevedeva l’equilibrata rappresentanza di enti pubblici e privati nei vertici delle fondazioni. Il nuovo statuto riduce da 16 a 14 i membri della Deputazione: quattro scelti dal Comune, due dalla Provincia, uno a testa da Regione, Università, Arcidiocesi, Camera di commercio, Università per stranieri, infine tre scelti dalla Deputazione nella società civile. Anche l’organo ristretto scende di poltrone — da sei a quattro — e viene “sfasato” di scadenza con la Deputazione. Ridotti poi «in modo consistente » i costi degli amministratori. «Grande soddisfazione per l’importante e non scontato risultato — hanno detto il presidente Gabriello Mancini e il dg Claudio Pieri — . Il nuovo testo soddisfa le due esigenze di consolidare il legame col territorio e aprirsi a realtà esterne. Il nuovo statuto salvaguarda l’ente da qualsiasi interferenza delle istituzioni locali». Neanche il tempo di dirlo e le “istituzioni locali” avviavano nuove interferenze, consumando l’inedita rottura tra Comune e Provincia. Il neo sindaco Bruno Valentini ha chiesto di frenare: «Non ha senso insistere adesso sulla rimodulazione del 4%. È opportuno che la banca si astenga da richiedere variazioni finché non saranno rinnovati i vertici del suo principale azionista, che riceveranno un nuovo mandato dopo le tempeste degli ultimi anni». Ma il presidente della Provincia Simone Bezzini (Pd): «Lo statuto è una buona sintesi tra due necessità: preservare il legame storico con la comunità e la non rinviabile autoriforma verso innovazione e cambiamento ». Il consiglio comunale uscente dalle elezioni regge su una maggioranza Pd con 10 consiglieri su 12 sulla linea di Bezzini (quella dell’anima laica ancora guidata dall’ex sindaco Franco Ceccuzzi). Valentini è più vicino all’area cattolica, ma la sua linea “anti 4%” non avrebbe i numeri in giunta.
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