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Blitz a Siena, la Finanza sul Monte

SIENA — Una piccola folla staziona davanti a Rocca Salimbeni, la splendida sede trecentesca del Monte dei Paschi di Siena. Sono soprattutto turisti che iniziano da qui il tour della città. Ma ci sono anche tanti senesi che scuotono la testa. «Pensavo che non potesse mai succedere. E invece ci siamo arrivati. Ed è una morte annunciata», mormora con una vena commossa nella voce un passante. Dalle 7 e 20 della mattina al Monte è arrivata la Guardia di Finanza con tanto di mandato della Procura di Siena e i senesi, come dice il sindaco del Pd Franco Ceccuzzi sono «tutti scossi». È un blitz in piena regola, con la città messa a soqquadro con perquisizioni nella sede della banca ma anche in quella, altrettanto prestigiosa, il gotico Palazzo Sansedoni, della Fondazione, azionista, se non più di maggioranza, di controllo. Gli uomini delle Fiamme Gialle sono andati anche al Comune, in piazza del Campo, e alla Provincia, e hanno perquisito le case dell’ex presidente Mps Giuseppe Mussari e dell’attuale presidente della Fondazione Gabriello Mancini, oltre alle abitazioni dell’ex direttore generale Antonio Vigni e di altri alti dirigenti. La Procura fornisce anche i numeri dell’operazione, che si estende pure a Milano e in altre città italiane presso le sedi di Mediobanca e Intesa Sanpaolo, di Deutsche Bank e di Credit Suisse, di Antonveneta e Jp Morgan: 38 decreti per 64 perquisizioni e 147 uomini della Guardia di Finanza impiegati. Si parla di due indagati ma i magistrati non confermano. Precisano invece, e lo stesso Mps conferma, che le ipotesi di reato che sono alla base delle indagini sono «manipolazione del mercato e ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all’acquisizione di Banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi».
Due ipotesi che tirano in ballo, l’una la Consob, l’altra la Banca d’Italia. Si tratta di temi distinti per tempi e per contenuto. Quanto alle manipolazioni di mercato, che è il vecchio reato di aggiotaggio, tutto risale alle segnalazioni alla magistratura dell’Autorità guidata da Giuseppe Vegas sull’andamento del titolo Mps il 9 gennaio scorso, quando dopo un tonfo di quasi il 14% è rimbalzato quasi di altrettanto. Il sospetto, che la magistratura dovrà appunto verificare, è che si sia trattato di un rialzo «guidato» dalla stessa banca e dal suo maggiore azionista per evitare di appesantire le garanzie date su prestiti contratti con altre banche. Insomma, una correzione dell’andamento di mercato che non si può fare. La seconda questione risale invece al 2008 quando la Fondazione Monte dei Paschi doveva trovare le risorse per pagare la Banca Antonveneta acquisita dal Santander per poco più di 9 miliardi di euro. Ma non si tratta di un’indagine sull’adeguatezza o meno del prezzo pagato, giudicato già a suo tempo troppo alto, ma sulla correttezza di un’operazione particolare, l’emissione «fresh», e di un prestito da un miliardo con JpMorgan sul quale i responsabili dell’istituto senese messi sotto inchiesta avrebbero mentito alla Banca d’Italia che aveva a riguardo posto molti paletti. In particolare, come rivela la Procura di Siena, nelle comunicazioni alla Vigilanza del 23 settembre e del 3 ottobre 2008 avrebbero mentito nel dire che ci sarebbe stata la restituzione del capitale, condizione invece richiesta da Palazzo Koch guardando all’adeguatezza del capitale della banca. Si tratta quindi di un’indagine, avviata tempo fa, sulla quale la Vigilanza ha collaborato con la magistratura senese, che non riguarda i problemi finanziari più recenti della banca, da poco guidata da un nuovo amministratore delegato Fabrizio Viola e un nuovo presidente, Alessandro Profumo, che ieri comunque ha incassato il colpo col titolo in discesa in Borsa del 7%.
«Quando si fece l’operazione con l’Antonveneta tutti i senesi erano contenti perché Mps diventava la terza banca del Paese. Nessuno pensava a quanto fosse costata», ricorda oggi qualcuno giudicando eccessiva e ritardata la reazione della magistratura. «È da lì, complice la crisi, che sono iniziati i problemi: prima l’Università poi tutto il resto. Sono mesi che c’è una cappa sulla città, che avvolge non solo l’economia ma anche la sua vita culturale, l’orgoglio della sua storia», racconta invece una giovane signora che accanto al marito guarda sconsolata Rocca Salimbeni spingendo una carrozzella. «L’è bene che impari l’inglese subito per andare poi fuori perché a lavorare al Monte non ci si potrà andare più» aggiunge il padre rivolgendosi alla figlioletta. Già, perché a Siena bastava avere preso anche solo il diploma col massimo dei voti per avere un posto in banca. Ora sono in pochi a crederci.

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