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Blindati i rapporti di lavoro

Le novità del Jobs act con la garanzia dei professionisti. I decreti legislativi di riforma del lavoro approvati in attuazione della legge delega n. 183/2014 prevedono infatti diverse novità che vedono coinvolti consulenti del lavoro nel ruolo di assistenza dei datori di lavoro e dei lavoratori.

Inoltre, alla tipica attività professionale, sono chiamati a svolgere anche in funzione di garanzia e legittimità di taluni istituti e assistenza delle parti. «Il legislatore ha voluto ancora una volta riaffermare la centralità di un professionista terzo nel rapporto di lavoro che premia l’impegno dei 28000 Consulenti del lavoro italiani da sempre impegnati nell’attuare le riforme del lavoro con senso di responsabilità», spiega Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.

Contratto a tutele crescenti. L’art. 6 del dlgs n. 23/2015 ha introdotto l’offerta conciliativa nel caso di licenziamento di lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 finalizzata a evitare che tra le parti possa insorgere una lite. A tal fine è previsto che il datore di lavoro possa offrire al lavoratore un importo pari a una mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio e comunque non inferiore a una mensilità e non superiore a 18 mensilità. Con l’accettazione di tale somma, che è esente sia ai fini fiscali sia previdenziali, non sarà più possibile impugnare il licenziamento. Per garantire la genuinità e consapevolezza delle conseguenze della scelta, è previsto che la conciliazione debba essere conclusa esclusivamente presso una delle sedi «c.d. protette», tra le quali quelle costituite presso gli Ordini provinciali dei consulenti del lavoro.

Collaborazioni. Il dlgs 81/2015 sulla disciplina dei contratti di lavoro e revisione delle mansioni prevede all’articolo 2 l’abrogazione del contratto a progetto e l’applicabilità, dal 2016, della disciplina del lavoro subordinato a tutte quelle prestazioni personali e continuative che siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. La finalità è quella di superare gli abusi sui quali spesso è stata chiamata la giurisprudenza a verificarne la legittimità. Ciò non significa la cancellazione delle collaborazioni effettivamente autonome ma consentirne la stipula e legittimità esclusivamente a quelle effettivamente autonome.

A verificarne la genuinità sono chiamati avvocati e consulenti del lavoro, i quali, ai sensi dell’art. 2, comma 3, possono certificare l’assenza dei requisiti che invaliderebbero l’autonomia del rapporto di lavoro, chiedendo la certificazione alle commissioni di cui all’articolo 76 del dlgs 276/2003 già citate.

Mansioni del lavoratore. L’art. 3 del citato decreto n. 81 ha introdotto e regolato il c.d. patto di demansionamento che è consentito in uno dei seguenti casi:

– conservazione dell’occupazione;

– acquisizione di una diversa professionalità;

– miglioramento delle condizioni di vita.

L’accordo, dal quale consegue la modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, è consentito nell’interesse del lavoratore e deve essere stipulato presso le commissioni di certificazione. È altresì consentito al lavoratore di farsi assistere da un consulente del lavoro o da un avvocato nel corso del procedimento di certificazione.

Part-time. Anche l’art. 6 del decreto vede in prima linea le commissioni di certificazione questa volta nella stipula della clausola elastica del contratto part-time. Si tratta della possibilità di modificare per il datore l’orario stabilito nel contratto individuale.

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