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Blair contro l’euroscetticismo “Londra fuori dalla Ue è finita”

LONDRA — Se nel dopoguerra la ragione per l’Europa unita era la pace invece dei conflitti, oggi la ragione è avere potere nel mondo globale invece di essere irrilevanti. É l’argomento che Tony Blair si prepara ad usare per convincere la Gran Bretagna a restare nell’Unione Europea, lanciando una campagna contro l’euroscetticismo in fondo alla quale si intravede la speranza dell’ex-premier britannico di assumere un ruolo di primo piano nella Ue, forse una sua nuova candidatura alla poltrona di “presidente europeo”. L’exleader laburista farà dopodomani un importante discorso alla conferenza del Business for New Europe a Londra, parlando davanti ai membri della comunità degli affari più sensibili all’importanza di uno stretto rapporto fra Regno Unito e Ue. E secondo le indiscrezioni dell’Observer, Blair userà questa piattaforma per scendere decisamente in campo a favore di un’Europa più unita, con Londra che ne fa attivamente parte. Sarebbe un “disastro per noi”, dirà l’ex-primo ministro, se il Regno Unito votasse in un futuro referendum di uscire dalla Ue o anche solo non facesse più parte della “serie A” dell’Unione.
Blair citerà nel suo discorso un paio di statistiche significative: il 47% delle esportazioni britanniche vanno a Paesi della Ue e il 50% degli investimenti esteri diretti nel Regno Unito provengono da nazioni della Ue. Quindi l’ex-premier sottolineerà che le potenze emergenti della terra, Cina, India, Russia, Brasile e altri, sono competitori sempre più forti nel gioco globale dell’economia e della politica, e in questa prospettiva restare all’interno dell’Europa è più importante che mai. Ma il suo intervento conterrà un’ammonizione anche all’Unione Europea, osservando
che la Ue ha bisogno di formulare un “grande piano”. Serve insomma quella “grande visione” di un futuro europeo integrato che secondo Blair l’Unione non è stata finora in grado di dare.
Sarà lui a dargliela? L’unico leader laburista della storia eletto premier tre volte non lo rivelerà certo mercoledì, ma fonti a lui vicine fanno capire che Blair non ha rinunciato al sogno di diventare presidente europeo, il posto occupato dal grigio ex-premier belga Van Rompuy dal 2009, anno in cui l’ex-premier britannico si candidò all’incarico (ma la gelosia del suo successore laburista Brown e l’opposizione del conservatore Cameron, oltre alle resistenze di Francia e Germania, gli misero i bastoni fra le ruote). Forse ci riproverà e intanto darà una mano al nuovo leader laburista Ed Miliband a vincere le elezioni del 2015 e a respingere un “no all’Europa” in un eventuale referendum indetto da Tories sempre più eurofobi.

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