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Blackstone e Macquaire in cordata con la Cdp per l’88% di Autostrade

Dopo lo stallo delle ultime settimane la partita per il controllo di Autostrade per l’Italia (Aspi) sembra avviarsi verso una nuova soluzione. Secondo fonti qualificate e attendibili nei giorni scorsi si sarebbe formata una cordata tra Cdp, il fondo americano Blackstone e il fondo australiano Macquaire, per rilevare da Atlantia il pacchetto di controllo di Aspi pari all’88%.
E a conferma di queste indiscrezioni la stessa Atlantia nella serata di ieri ha emesso un comunicato in cui si dice disposta «a valutare un’eventuale proposta da parte di Cdp, unitamente ad altri investitori nazionali e internazionali, per un possibile accordo, relativo all’acquisto dell’integrale pacchetto azionario della controllata Autostrade per l’Italia, idoneo ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione medesima».
La società controllata dalla famiglia Benetton e guidata da Carlo Bertazzo, ha così concesso un periodo di esclusiva per la negoziazione con la cordata Cdp fino a domenica 18 ottobre. Vale a dire fino alla vigilia del consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto avviare i lavori per l’assemblea di fine ottobre sulla scissione di Aspi da Atlantia. Operazione, questa, che potrebbe essere accantonata se l’offerta di Cdp-Blackstone-Macquaire verrà ritenuta soddisfacente. Oppure confermata se le trattative dei prossimi giorni non andassero a buon fine. Il condizionale è d’obbligo perché già diverse volte negli ultimi mesi è stata annunciata una soluzione della vicenda che alla prova dei fatti si è dimostrata inpercorribile.
Ora però la strada sembra imboccata. Dietro le quinte, da qualche giorno pare si sia mosso con grande determinazione anche il Mef. L’idea che sarebbe in qualche modo emersa durante il week end è stata quella di accantonare le idee di aumento di capitale, di scissione e di altre impalcature finanziarie complesse e di procedere ad una vendita in blocco. Più semplice e forse anche l’unica praticabile. I punti in sospeso sono ancora moltissimi e le trattative – è prevedibile – saranno durissime: c’è il tema della manleva, che poi influenza direttamente il prezzo; c’è la volontà forse di qualcuno di vedere più protagonisti finanziari italiani, accanto agli esteri; c’è l’esborso, che comunque non è indifferente anche per spalle larghe. E poi ci sono le resistenze di una parte della politica, a concludere un accordo che remunera anche i Benetton, insieme agli altri soci, visto che i soldi entrerebbero in Atlantia di cui Edizione holding ha il 30%. Un passaggio che sarà difficile da far digerire ai 5 Stelle, ma probabilmente inevitabile. Lo scoglio più difficile da superare sarà la manleva sui danni indiretti causati dal crollo del Ponte Morandi. Cdp ha sempre sostenuto che il venditore dovesse accollarsi questo rischio, mentre Atlantia ritiene che questo possa essere “prezzato” e decurtato dalla valutazione complessiva di Aspi.
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