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Blacklist, Svizzera a rischio

Svizzera da inserire nella blacklist Ue dei paradisi fiscali entro la fine del 2019 se non provvede ad eliminare i regimi fiscali stabiliti come dannosi dall’Unione europea. Questo è quanto chiede la commissione Tax3 del parlamento europeo all’interno della proposta di risoluzione presentata ieri a Bruxelles durante la riunione della commissione speciale sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale. Uno scambio di opinioni che si è portato avanti anche con Pierre Moscovici, commissario responsabile agli affari economici, finanziari, fiscalità e dogane. Un’ occasione per discutere lo stato di avanzamento dell’attuazione delle raccomandazioni formulate dal Parlamento negli ultimi quattro anni, in vista della fine legislatura e delle prossime elezioni del parlamento previste il 26/5/2019. I temi discussi all’interno della risoluzione sono quelli del lavoro portato avanti nel corso della legislatura che ha visto la nascita della commissione Tax3: dalla tassazione digitale, alla lista dei paradisi fiscali, dall’evasione fiscale alla pianificazione fiscale aggressiva. Inoltre, come viene sostenuto dalla commissione Tax 3 e a sua volta già proposto dalla commissione, la volontà è di accelerare a livello istituzionale il processo di decisione delle aree «di politica fiscale specifiche e urgenti, qualora dossier e iniziative legislativi fondamentali finalizzati alla lotta contro la frode fiscale, l’evasione fiscale, la pianificazione fiscale aggressiva o i reati finanziari siano stati bloccati in seno al Consiglio a discapito degli Stati membri». Al momento, infatti, a livello di Consiglio è necessaria l’unanimità al fine di adottare provvedimenti in materia; la volontà è quindi di modificare quest’approccio spostandosi sul voto a maggioranza qualificata. Come ha rilevato la commissione Tax 3, la pianificazione aziendale aggressiva nell’Unione europea (dati del 2015), causa una perdita tra i 50 e i 70 miliardi di euro ogni anno, ma se vanno a essere considerati anche gli accordi «personalizzati» per le imprese multinazionali e le inefficienze nella riscossione la cifra sale tra 160 e 190 mld di euro. Problema questo che rimane connesso anche alla creazione delle società di comodo, problema che la commissione indica sette paesi membri (Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi), in cui l’alto livello di investimenti diretti esteri in ingresso e in uscita rispetto alla percentuale del «puo essere spiegato solo in parte dalle attivita economiche reali che si svolgono in tali Stati membri», giustificato quindi caroselli di società fittizie al fine di diminuire le basi imponibili. Dall’altro lato, uno dei problemi più gravi all’interno dei regimi fiscali delle persone fisiche degli stati membri europei rimangono i regimi di cittadinanza tramite investimenti (Cbi) e residenza tramite investimenti (Rbi) da cui almeno 5 mila cittadini hanno ottenuto la cittadinanza dell’Ue. I rischi legati a tali regimi, secondo la commissione, comportano gravi conseguenze: favoriscono la corruzione, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.

Carlo Ghirri

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