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Blacklist scolorite. L’antiriciclaggio Ue non parte

La blacklist Ue dei paesi antiriciclaggio già bloccata prima del via. Gli stati europei stroncano così l’iniziativa della Commissione europea per fornire una lista a livello Ue dei paesi che non rispettano le regole fondamentali nella lotta all’antiriciclaggio e finanziamento al terrorismo. Ventisette Stati membri su ventotto sono contrari alla lista presentata lo scorso febbraio (si veda ItaliaOggi del 14/2/2019), lista che attualmente contiene 23 paesi. E la posizione dell’unico paese non contrario, il Belgio, potrebbe anche non essere definitiva. L’argomento è stato discusso venerdì in un gruppo di lavoro, riunitosi prima della formalizzazione della posizione degli Stati membri prevista per mercoledì 6 marzo. La decisione ufficiale dovrebbe quindi arrivare giovedì 7 marzo nella riunione del consiglio dell’Ue e potrebbe essere accompagnata da una dichiarazione politica, secondo quanto hanno riferito fonti interne. Ciò che gli Stati membri criticano dell’elenco è soprattutto il nuovo metodo utilizzato dalla commissione. I nuovi criteri di valutazione hanno così portato a un elenco diverso rispetto a quello elaborato dal Gruppo di azione finanziaria (Gafi). Una fonte diplomatica ha riferito che giovedì già diversi paesi avevano espresso le loro riserve sulla metodologia utilizzata dalla commissione durante la fase di consultazione. Secondo gli stati contrari, anche il dialogo con i paesi inclusi nell’elenco meriterebbe di essere riesaminato. Venerdì, tuttavia, la vice-portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, ha rifiutato di speculare sui prossimi passi e ha affermato che la Commissione «valuterà la situazione alla fine della procedura», il cui termine è previsto per il 13 marzo. In risposta alle critiche, ha ricordato che gli stati membri sono stati consultati sia sul metodo utilizzato sia sulla bozza di elenco. Gli Stati membri infatti non possono modificare direttamente l’elenco dei paesi secondo piacimento.

Le uniche due opzioni in questa procedura sono accettare o rifiutare l’elenco nel complesso.

Pertanto, una volta che la decisione di bloccare la lista sarà stata adottata dal Consiglio dell’Ue, la Commissione potrà rivedere la sua versione e proporne una nuova. La lista contiene Afghanistan, Samoa americane, Bahamas, Botswana, Repubblica popolare democratica di Corea, Etiopia, Ghana, Guam, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Panama, Portorico, Samoa, Arabia Saudita, Sri Lanka, Siria, Trinidad e Tobago, Tunisia, Isole Vergini americane e Yemen.

Carlo Ghirri

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