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BlackBerry: si sta stretti tra la Mela e Google

di Maria Teresa Cometto

C'e spazio per una terza via fra l'iPhone e gli Android? E chi ha il prodotto giusto per candidarsi a sfidare i due sistemi dominanti sul mercato dei telefonini intelligenti? Research In Motion (Rim), l'azienda canadese famosa per il suo BlackBerry, spera di essere lei a occupare quella posizione, ma deve sbrigarsi, perché l'anno prossimo debuttano i nuovi smartphone frutto dell'alleanza fra due giganti come Nokia e Microsoft; e nel frattempo le sue quotazioni di Borsa sono così scese — a una capitalizzazione di appena 8 miliardi di dollari — da renderla un boccone appetibile per essere inghiottito da un altro operatore dell'high-tech o da qualche cordata di investitori.
I numeri
Tifa in questa direzione una parte degli azionisti di Rim, scontenta per come la società sta perdendo terreno sotto la gestione dei due co-ceo, il presidente Mike Lazaridis che l'ha fondata nel 1984 e Jim Balsillie che dal '92 è responsabile della strategia aziendale, compreso il marketing, le vendite e la finanza.
I numeri parlano chiaro circa le difficoltà di Rim: la sua quota di mercato globale è scesa all'11% nel terzo trimestre 2011 rispetto al 15,4% di un anno prima; e negli Stati Uniti il trend è ancora peggiore, con un calo al 9,2% rispetto al 24% del 2010. A settembre Rim ha annunciato il suo primo trimestre in rosso da nove anni e le vendite del suo tablet PlayBook, uno dei tanti sfidanti dell'iPad di Apple, vanno così male che per spingerle ha tagliato il prezzo da 300 a 199 dollari e addirittura lo offre gratis ad alcuni clienti corporate.
Il fronte aziendale
Per risalire la china Rim punta su nuovi prodotti e servizi: l'ultimo modello di BlackBerry, il Bold™ 9900/9930, che combina la tastiera classica con il touch screen (la tecnologia che permette di usare il telefonino toccando lo schermo); l'ultima versione del sistema operativo (la numero 7) e un nuovissimo servizio per le imprese che hanno dovuto cedere alla pressione dei dipendenti e li lasciano usare il proprio smartphone preferito.
Proprio quest'ultima tendenza è alla base della crisi del BlackBerry, una volta sinonimo di telefonino aziendale, ma ora in ritirata sotto la spinta della «consumerizzazione» dell'information technology: se vent'anni fa i prodotti che arrivavano ai consumatori, dal pc al software, erano stati inizialmente creati per le imprese, ora succede il contrario e i prodotti pensati per il largo pubblico si impongono anche in ambito aziendale. E così oggi le imprese permettono sempre più ai dipendenti di usare il laptop o tablet preferito, magari un Mac o l'iPad anche se il sistema aziendale funziona con il software di Microsoft; e di usare l'iPhone o un Android anche se in dotazione avrebbero il BlackBerry. Però i manager dell'It si ritrovano con il problema della sicurezza: come controllare che tanti apparecchi diversi, usati anche per email e navigazione su Internet personali, non aprano varchi nelle difese aziendali a favore di virus e pirateria? E come affrontare emergenze tipo la perdita di un apparecchio?
La risposta
Sul mercato esistono già società che offrono servizi per risolvere questi problemi, come la californiana Good Technology. Preso atto di non essere più il monopolista dell'ambiente corporate, Rim ha deciso di offrire la propria soluzione: BlackBerry Mobile Fusion è il nuovo software che permette ai clienti aziende di gestire con una sola piattaforma tutti gli apparecchi mobili dei dipendenti, non importa di quale tipo. «Questa è una mossa strategicamente molto, molto importante» ha sottolineato Alan Panezic, il manager di Rim che l'ha presentata ai media la settimana scorsa. È anche una mossa obbligata, in risposta a un bisogno importante dei clienti, ma «alla fine non aiuterà a vendere più BlackBerry, che è quello di cui Rim ha bisogno», ha commentato Phil Redman, analista di Gartner.
Quanto al BlackBerry — così di moda prima dell'avvento dell'iPhone nel 2007 da far parlare persino della malattia da «crackBerry» (dipendenza dal telefonino, da «crack», la sostanza stupefacente) — sembrano positive le prime reazioni del pubblico all'ultimo modello Bold: piace anche ai giovani per le buone prestazioni del touch screen sommate al sistema proprietario di messaggi (superati gli imbarazzanti blackout di ottobre).
E il nuovo sistema operativo è «costruttivo», ha detto Leon Cooperman, gestore dell'hedge fund Omega advisors, per spiegare il suo acquisto di 1,4 milioni di azioni Rim la settimana scorsa, aggiungendo: «Hanno oltre 70 milioni di utenti, il valore di Borsa è solo 4,5-5 volte i profitti. Hanno un fantastico contenuto intellettuale di brevetti ed è possibile che possano risorgere e rimettersi su una strada migliore. Ho preso una posizione speculativa». Il che significa anche scommettere su un'eventuale acquisizione di Rim da parte di qualcuno interessato ai suoi brevetti: un'ipotesi molto chiacchierata a Wall Street, ma per ora senza candidati credibili.

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