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BlackBerry ancora in black-out

di Stefano Carrer

Manager in difficoltà e sempre più arrabbiati. Gestori telefonici (compresi quelli italiani) che si affannano a prendere le distanze sottolineando che non è colpa loro. Social networks scatenati in critiche, insulti o ironie («È Steve Jobs che dall'alto esercita i suoi nuovi poteri», si è letto su un messaggino Twitter). Concorrenti che, presumibilmente, si fregano le mani e rischi di contenziosi per danni. Eppure ieri, in contemporanea al rinnovo e all'estensione a quattro continenti e ad altri milioni di utenti dei problemi di funzionalità dei BlackBerry, il titolo della società produttrice, Research In Motion, è balzato del 5,1% al Nasdaq: ci sono investitori che scommettono su prossimi cambiamenti strutturali – nel management e nella proprietà – che un numero crescente di azionisti ha ripreso a chiedere a gran voce, per una azienda che rischia il colpo fatale dagli ultimi clamorosi disservizi. La merchant bank canadese Jaguar Financial ha dichiarato ieri che almeno l'8% dei detentori di azioni invoca una vendita o una "transazione creativa" (tipo spezzatino tra prodotti, network e brevetti) del gruppo sotto una nuova leadership. Ipotesi da tempo avanzate e sempre respinte dai co-ceo e azionisti (al 10% complessivo) Mike Lazaridis e Jim Basillie.

Sembrava che ieri mattina fossero state risolte le difficoltà ad utilizzare i servizi di e-mail, messaggistica, browsing e "BBM" (non quelli in voce) che avevano interessato lunedì Europa, Medio Oriente, India e Africa. Un comunicato di Rim aveva sottolineato che il problema dei "ritardi" sperimentati dall'utenza in queste regioni – non specificato nelle sue ragioni – era stato "risolto": scuse ai clienti per "l'inconveniente" e tutto sembrava a posto. Invece, verso le 13 di ieri, il problema misterioso dei blackout del traffico dati si è ripresentato, aggravato ed esteso ad altre aree geografiche come alcuni paesi dell'America latina.

«Stiamo lavorando per rispristinare il normale servizio al più presto possibile», ha informato l'azienda canadese, che evidentemente sconta l'estrema centralizzazione delle sue strutture tecnologiche: due soli megaserver gestiscono tutto il traffico. Uno si trova a Slough, in Gran Bretagna. L'altro, il più importante, si trova in una città canadese sede del quartier generale del gruppo, dal nome su cui oggi sarebbe facile ironizzare: Waterloo. In attesa di una spiegazione ufficiale che ancora manca, il principale sospettato dei disservizi è il centro dati di Slough, e, più in generale, il processo di aggiornamento dell'intera infrastruttura. Il modello operativo centralizzato su cui si basano i BlackBerry – che fanno affidamento sulla gestione in tempo reale dei messaggi attraverso i Bis (BlackBerry Internet Service) ai quali si appoggiano i gestori telefonici – aveva già creato in passato tensioni e minacce di bando, in quanto i governi di alcuni paesi – citando la sicurezza nazionale – non digerivano che messaggi criptati finissero "all'estero" e chiedevano la possibilità di accesso.

Il punto di forza tradizionale di Rim si basa sulla sicurezza dei messaggi e l'affidabilità del servizio. Ora gli analisti evidenziano che l'ultimo problema non poteva accadere in un momento peggiore: il titolo è in picchiata del 60% da inizio anno; il lancio di alcuni prodotti è stato ritardato e alcuni (come il tablet PlayBook) si sono rivelati un flop; i profit warning sono fioccati mentre le quote di mercato sono in calo di fronte alla concorrenza della Apple e degli smarthphone basati sul sistema operativo Android di Google.
 

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