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Black list, vale la data della Gazzetta

Per gli acquisti da Hong Kong e Singapore il rischio di riaprire le dichiarazioni
Nuova black list dei costi in vigore solo per una parte dell’esercizio 2015. Per gli acquisti effettuati anteriormente alla pubblicazione dei decreti ministeriali di modifica dell’elenco, valgono ancora i paesi dell’anno precedente, con l’obbligo di separata indicazione dei costi nel modello Unico 2016. I nuovi chiarimenti comporteranno, in molti casi, la necessità di correggere dichiarazioni già presentate nei giorni scorsi.
Doppia novità per il 2015
A pochi giorni dalla scadenza del modello Unico 2016, l’agenzia delle Entrate, con la circolare 39/E/2016 (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), ha per la prima volta diffuso le istruzioni sulle modifiche al regime dei costi black list apportate per l’esercizio 2015 (legge 190/2014 e Dlgs 147/2015). Le novità da considerare nel modello Unico 2016, su cui si sofferma la circolare ministeriale, sono due. La prima è costituita dall’introduzione di un regime che prevede la deducibilità ordinaria nei limiti del valore normale; per l’importo eccedente viene invece richiesto, come era in passato, di dimostrare un particolare interesse ad avvalersi del fornitore black list. Resta ferma, sia in un caso, sia nell’altro, l’obbligo di separata indicazione nel modello Unico.
La seconda innovazione riguarda il contenuto della black list, ora formata dai soli Paesi che non garantiscono un adeguato scambio di informazioni a prescindere dal livello di tassazione interno.
In merito al primo punto, la circolare ha affermato che è onere del contribuente documentare la congruità del costo dedotto rispetto al valore normale. In pratica, in sede di verifica l’impresa dovrà fornire la dimostrazione che l’importo sostenuto è corrispondente al valore normale del bene acquistato o del servizio ricevuto. Non viene però chiarito quale sarà la contestazione nel caso in cui questa dimostrazione non sia ritenuta adeguata dall’Ufficio e, dunque, se la conseguente rettifica riguarderà l’intero costo (con una sostanziale corrispondenza della nuova norma a quella vigente fino al 2014, che renderebbe la novità normativa del tutto inconsistente), oppure se il Fisco dovrà comunque ricostruire quello che, secondo la sua analisi, è il valore normale, recuperando a tassazione soltanto l’eccedenza.
Chiarimenti sul filo di lana
Un secondo chiarimento della circolare, che impatta fortemente sulle dichiarazioni da spedire entro venerdì 30 settembre, riguarda l’efficacia temporale delle modifiche alla black list. Nel 2015 l’elenco (Dm 23 gennaio 2002) è stato corretto due volte. Un primo gruppo di Paesi è stato cancellato dal Dm 27 aprile 2015 («Gazzetta Ufficiale» dell’11 maggio 2015) mentre con il Dm 18 novembre 2015 (nella Gazzetta Ufficiale del 30 novembre 2015) è stato eliminata Hong Kong.
La circolare 39/E/2016, senza peraltro indicare alcuna motivazione, ha previsto che le modifiche (pur essendo conseguenti a una norma di legge vigente per l’intero esercizio 2015) valgono solo dalla data di pubblicazione dei relativi decreti ministeriali, con la conseguenza che i paesi espunti dall’elenco devono continuare ad essere considerati per i costi sostenuti fino al giorno precedente tale pubblicazione.
Più in particolare, rientrano nel regime di deducibilità nei limiti del valore normale (e dovranno essere indicati separatamente in Unico 2016) i costi sostenuti fino al 10 maggio 2015 presso fornitori dei seguenti paesi: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore.
I costi sostenuti presso fornitori di Hong Kong rientrano nel regime e dovranno essere indicati in Unico 2016 se sostenuti fino al 29 novembre 2015.

Luca Gaiani

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