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Black list, sanzioni sempre al 10%

La prova delle esimenti non risparmia la sanzione del 10% ai contribuenti che non indicano i costi black list in Unico. Chi non riporta separatamente in dichiarazione i componenti negativi derivanti dalle operazioni intrattenute con operatori localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata, rischia la sanzione del 10%, indipendentemente dalla sussistenza delle prove per disapplicare la norma antielusiva.
Con questo chiarimento fornito a Telefisco 2013 e confluito nella circolare 1/E/2013, le Entrate affrontano il caso di chi – pur avendo dimostrato la sussistenza di una delle due esimenti richiamate dall’articolo 110, comma 11, del Tuir – ha omesso di indicare separatamente in Unico, in tutto o in parte, i costi sostenuti nei confronti di operatori in paradisi fiscali e non ha presentato la dichiarazione integrativa con l’indicazione dei costi o l’ha presentata solo dopo l’inizio dei controlli.
Il chiarimento a Telefisco
Nella risposta l’Agenzia richiama la circolare 46/E/2009 (paragrafo 4.2). Il documento di prassi aveva chiarito che a tale fattispecie si applica la sanzione proporzionale (articolo 8, comma 3-bis del Dlgs 471/1997) nella misura del 10% dell’importo complessivo dei costi non indicati separatamente, da un minimo di 500 euro a un massimo di 50mila euro.
Il sistema sanzionatorio mira a preservare l’obbligo dichiarativo per consentire all’amministrazione finanziaria di indirizzare i controlli verso quelle operazioni effettuate con soggetti che operano in Paesi a fiscalità privilegiata e, quindi, potenzialmente elusive. Naturalmente, l’omessa segnalazione dei costi in Unico non ne comporta l’indeducibilità a patto che l’impresa residente dimostri la sussistenza di una delle esimenti previste dall’articolo 110 del Tuir e cioè che le imprese estere svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva o che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e hanno avuto concreta esecuzione (si veda l’altro articolo a lato).
Qualora, invece, il contribuente non sia in grado di fornire questa prova, oltre alla sanzione del 10% scatta l’indeducibilità dei costi con l’ulteriore sanzione per infedele dichiarazione che va dal 100 al 200% della maggiore imposta accertata. Le due sanzioni, infatti, sono autonome e di conseguenza quella per l’omessa segnalazione dei costi in Unico si applica indipendentemente dalla «bontà» delle operazioni con operatori in paradisi fiscali.
Il problema sul passato
La disciplina dell’obbligo dichiarativo è stata modificata dalla legge 296/2006, in vigore dal 1° gennaio 2007. L’articolo 1, comma 303, ha previsto, tuttavia, che il nuovo sistema sanzionatorio valga anche per le violazioni commesse prima del 2007, sempre che il contribuente fornisca la prova della sussistenza di una delle due esimenti. E ancora la circolare 46/E/2009 ha puntualizzato che anche per il passato la mancata separata indicazione dei costi black list non costituisce causa di indeducibilità – naturalmente in presenza delle circostanze esimenti – ma comporta l’irrogazione della sanzione del 10% dei componenti negativi non evidenziati in Unico, con un minimo e un massimo rispettivamente di 500 e 50mila euro.
Questo chiarimento consente di rispondere al lettore che scrive al Sole 24 Ore chiedendo se l’omessa indicazione nelle dichiarazioni relative ai periodo d’imposta precedenti il 2007 venga sanzionata nella misura del 10% o con la sanzione prevista per le violazioni formali da 258 a 2.065 euro (articolo 8, comma 1, del Dlgs 471/1997). Va però segnalata la diversa lettura fornita dalla sentenza 26298/2010 della Suprema corte che affronta un caso analogo riferito proprio ad annualità antecedenti il 2007. Secondo la Cassazione, infatti, la sanzione del 10% deve essere irrogata soltanto qualora l’impresa residente non riesca a provare le circostanze che danno diritto alla deduzione dei costi. Mentre se il contribuente fornisce la prova per la deducibilità, l’omessa indicazione dei costi in Unico verrebbe considerata una mera violazione formale punita con la sola sanzione da 258 a 2.065 euro.

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