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Black list Mps, il Tesoro cauto

Scattato il salvataggio, ora tocca alle responsabilità. Dopo il varo del decreto-Mps, che oggi comincia l’iter in Commissione Finanze del Senato, l’attenzione delle forze politiche si estende ad altri due temi. Il primo è il trattamento da riservare agli amministratori e ai debitori “colpevolmente” insolventi delle banche; il secondo è l’istituzione di una commissione parlamentare sulla crisi del sistema bancario oggi al voto delle Camere.
La questione è stata sollevata nei giorni scorsi dallo stesso presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che ha chiesto, in una intervista al Mattino, una norma per poter rendere noti i nomi dei primi cento debitori insolventi per scoraggiare il “mendacio bancario”, cioè false affermazioni di chi chiede un prestito in banca. Il governo non chiude ma è cauto. «Assumiamo politicamente la proposta», ha detto ieri il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta anche se, ha aggiunto, «bisogna definire le modalità» e fare in modo che si distingua tra chi «era in buona fede e chi in cattiva ». «C’è una ipotesi di lavoro – spiegano fonti parlamentari Pd – Serve, tra l’altro, una norma che sanzioni anche gli amministratori». Ambienti del Tesoro esprimono cautela: massima propensione a fare trasparenza nel momento in cui si impiegano soldi pubblici in una banca, ma anche attenzione agli effetti “collaterali” di una eventuale pubblicazione di liste che potrebbe mettere in ulteriore difficoltà le imprese debitrici e rendere ancora più difficile il recupero del credito. Porte aperte invece all’azione della magistratura che dispone di tutti gli strumenti per agire in caso di concessione di prestiti irregolari e in conflitto d’interesse. Appoggia pienamente la proposta Patuelli invece il sindacato Fabi, secondo il quale il 78 per cento dei crediti sono stati deliberati dagli alti vertici delle banche facendo dunque emergere sospetti di conflitto di interessi. Anche la banca sarebbe pronta alla pubblicazione.
Si può fare? Il tema è stato oggetto di un chiarimento del Garante per la privacy, Antonello Soro, il quale ha spiegato che per i singoli il problema non si pone: sono tutelati nella loro privacy. Diversa la questione per le società, che non sono tutelate nella privacy (anzi devono tendere alla trasparenza) ma nel caso del credito hanno una “legittima aspettativa di riservatezza” in base alla disciplina bancaria nel momento in cui vanno a chiedere un prestito. Di conseguenza, per superare questo ostacolo, ci vorrebbe una legge che tuttavia, per Soro, deve tener conto delle normative europee e soprattutto non potrebbe essere rivolta a tutti i cittadini e le imprese che si rivolgono ad un banca, ma destinata al caso specifico. Caldo anche l’altro tema, quello delle responsabilità degli amministratori delle banche. Lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, nei giorni scorsi in una intervista al Sole 24 Ore, aveva detto che le responsabilità dei “singoli manager” vanno “sanzionate” e ieri Baretta è tornato sull’argomento rilevando che «debba agire anche la magistratura » su chi ha amministrato in modo sbagliato. L’intero spettro delle questioni sarà oggetto della commissione sul caso Mps che potrebbe limitarsi all’indagine e non all’inchiesta (come chiede Forza Italia) per non invadere il campo di azione della magistratura.

Roberto Petrini

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