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Black list fuori dallo spesometro

I professionisti si preparano ad affrontare le comunicazioni legate allo spesometro in scadenza il 12 novembre. E i dubbi sono tanti. Con la tabella riportata in pagina individuiamo alcuni dei dubbi più frequenti e le possibili soluzioni.
Per esempio la scelta di unificare la regolamentazione relativa agli obblighi di comunicazione dello spesometro, delle black list, del leasing e noleggio dei mezzi di trasporto, delle operazioni con San Marino e delle cessioni con pagamento in contanti ai turisti extracomunitari, operata dall’agenzia delle Entrate con il provvedimento del 2 agosto 2013 se, da una parte, tende a semplificare la vita dei contribuenti, dall’altra solleva problemi interpretativi sulle operazioni da monitorare in riferimento alle singole normative.
In particolare, i maggiori problemi sorgono per le interferenze esistenti tra le regole sostanziali e quelle comunicative relative a spesometro e black list. Inoltre, ulteriori problemi riguardano la riapertura degli obblighi comunicativi per gli enti pubblici. Infine, la commistione degli adempimenti pone ostacoli operativi per la compilazione, in particolare con riferimento alla nuova possibilità di dichiarare le operazioni alternativamente in modo analitico ovvero in modo aggregato.
In riferimento ai rapporti tra le operazioni da comunicare con lo spesometro, ovvero con la comunicazione black list (come indicato nella tabella qui sotto) tre sono i problemi che si pongono. Nel nuovo regolamento tra le operazioni escluse dallo spesometro non risultano più le operazioni black list; inoltre, l’abrogazione dei regolamenti del 28 maggio e del 5 luglio 2010 rendono non chiaro se tra le operazioni da riepilogare ai fini black list siano da ricomprendere ancora le importazioni e le esportazioni; infine non è chiaro se le operazioni escluse dalle black list perché di importo inferiore a 500 euro siano, comunque, da ricomprendere nello spesometro.
La soluzione ai tre problemi evidenziati può essere data tenendo presente l’oggetto del provvedimento e il contesto in cui le nuove regole si inseriscono.
In effetti, sotto il primo profilo bisogna ritenere che il provvedimento sia diretto a disciplinare in modo sostanziale il solo spesometro e non le black list. Sotto il secondo profilo, la comunicazione essendo unica per spesometro e black list evita di individuare le aree di diretta sovrapposizione.
Secondo queste due chiavi di lettura le operazioni soggette alla comunicazione black list non vanno indicate nello spesometro in quanto le regole della comunicazione sono contestuali; le operazioni d’importazione e di esportazione sono da includere tra quelle black list, perché l’esclusione delle stesse dallo spesometro ne farebbe perdere le tracce; l’esclusione delle operazioni di importo inferiore ai 500 euro per le operazioni black list le escludono dallo spesometro per la diretta alternatività delle due comunicazioni.
Per quanto concerne gli enti pubblici, come già evidenziato su queste pagine (si veda anche Il Sole 24 Ore del 14 settembre 2013), il problema di far rivivere in modo retroattivo l’adempimento per le operazioni realizzate in ambito commerciale pone il problema di riepilogare correttamente l’acquisizione di beni e servizi in modo promiscuo. Per queste operazioni deve ritenersi necessario un ripensamento, in quanto per questi enti l’estrazione delle informazioni potrebbe essere fortemente problematico.
Infine, sul piano eminentemente operativo e per aiutare i contribuenti nell’esecuzione degli adempimenti dichiarativi che scatteranno (almeno per lo spesometro) dal 12 novembre 2013 bisognerebbe chiarire meglio la portata dei tracciati sia per quanto riguarda le comunicazioni aggregate, sia per quelle analitiche, per le quali sembrano escluse le operazioni passive certificate senza fattura.

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