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Black list, deducibilità da provare

di Massimiliano Tasini  

I costi black list scontano un regime generale di indeducibilità. Ma la dimostrazione delle condizioni di deducibilità esonera anche dall'applicazione di sanzioni proporzionali. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, quinta sezione tributaria, con la sentenza 29 dicembre 2010 n. 26298.

Disciplina positiva.

L'art. 110, c. 10 Tuir, stabilisce che: «Non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis». Ai sensi del successivo comma 11 dell'art. 110 co. 10 del Tuir, l'indeducibilità dei costi non si applica quando le imprese residenti in Italia forniscano alternativamente la prova che: le imprese estere svolgono prevalentemente un'attività commerciale effettiva; ovvero che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione».

La norma, di portata evidentemente antielusiva, trova applicazione in relazione ai costi black list da tutti i soggetti che svolgono attività di impresa, indipendentemente dalla natura giuridica rivestita. Essa si applica in relazione a tutte le operazioni realizzate nei confronti di imprese estere e professionisti, residenti o localizzati, in stati diversi black list. Per effetto del riferimento contenuto nella norma alle imprese estere localizzate in paesi a fiscalità privilegiata, sono incluse nell'ambito di applicazione dell'indeducibilità dei costi anche le operazioni realizzate con le stabili organizzazioni, stabilite in paesi black list, di imprese residenti in paesi a fiscalità ordinaria (circolari 16 novembre 2000, n. 207/E, e 6 ottobre 2010, n. 51/E).

La disposizione non si applica ai sensi del co. 12 dell'art. 110 del Tuir, alle società controllanti, residenti o stabilite in Italia, nel caso in capo alle medesime, risulti applicabile la normativa CFC rule.

La sentenza. La Corte, con la sentenza 26298/2010, formula osservazioni di notevole interesse.

In primo luogo, la sentenza afferma a chiare lettere che il regime generale dei costi black list è quello della indeducibilità. Ne consegue che, ai fini probatori, per il fisco è sufficiente dimostrare che ricorre appunto la fattispecie (costo da paese black list) per poter negare il diritto alla deduzione, salvo poi per il contribuente fornire una delle due dimostrazioni sopra evidenziate.

Nel caso specifico la Corte censura la sentenza di una Ctr che, nell'ammettere la deducibilità dei costi, aveva ritenuto del tutto inadeguata la motivazione addotta dai giudici, che si erano a limitati a statuire la presenza, per una importante società, di numerosi fornitori black list, stigmatizzando che la Malesia rappresenta il 97% dell'ammontare complessivo di tali costi. Una motivazione evidentemente meramente descrittiva, e come tale inidonea a documentare la sussistenza dei requisiti di legge.

La sentenza si sofferma poi sul regime sanzionatorio. La Corte conferma che la nuova norma, che dal 2007 non rende più indeducibile il costo non separatamente indicato in Unico bensì che si limita a sanzionare tale comportamento omissivo, ha portata retroattiva. E fin qui nulla di nuovo. La sentenza però prosegue, e in modo assai innovativo, afferma che la sanzione proporzionale del 10% non trova applicazione ogniqualvolta il contribuente dimostri l'esistenza dei requisiti per la deducibilità: al suo posto si applica la sola sanzione formale comminata dall'art. 8 c. 1 dlgs n. 471/97 (da 258 a 2.065 euro).

Sanzioni. La Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) ha apportato importanti modifiche al regime sanzionatorio applicabile in caso di violazione dell'obbligo di separata indicazione in dichiarazione dei redditi dei costi sostenuti da fornitori black list.

Il comma 302 della finanziaria 2007 ha introdotto all'articolo 8 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471/797, il comma 3 bis che prevede una specifica sanzione pari al 10% dell'importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di 500 e un massimo di 50 mila euro. La sanzione proporzionale del 10% si applica ai sensi del successivo comma 303, anche alle violazioni commesse prima della data di entrata in vigore della legge (1° gennaio 2007), fermo comunque restando per il contribuente l'obbligo di dimostrare una delle due prove ai fini della disapplicazione.

Profilo oggettivo. La norma rende indeducibili «le spese e gli altri componenti negativi» verso fornitori black list. Il riferimento «agli altri componenti negativi» è stato interpretato includendo nell'ambito applicativo della norma qualunque componente negativo di reddito derivante da operazioni realizzate con fornitori residenti in paesi a fiscalità privilegiata, quindi per esempio, oltre ai costi per acquisti di beni, materiali o servizi, gli ammortamenti, le svalutazioni, le perdite, incluse quelle su crediti, le minusvalenze e ogni altro componente negativo.

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