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Black list con difesa ampia

La prova contraria rispetto alla presunzione di imponibilità di redditi detenuti in Paesi black list prevista dall’articolo 12 del Dl 78/2009 è libera e ampia e possono aver rilievo anche ragionamenti presuntivi a favore del contribuente. Questo il principio di diritto affermato dalla sentenza 168/7/2013 della Ctr Lombardia.
La vicenda riguarda una persona fisica alla quale erano state riprese a tassazione a fini Irpef (in parte come redditi diversi ex articolo 67 del Tuir, in parte come redditi di capitali ex articolo 44 del Tuir) somme detenute in Svizzera in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale. La contestazione riguardava l’anno di imposta 2005 e, quindi, l’Agenzia ha ritenuto l’articolo 12 del Dl 78/2009 applicabile con effetto retroattivo.
La difesa del contribuente ha fatto presente che si trattava di somme ereditate dalla moglie nel 1995, che era cittadina statunitense e aveva già assoggettato tali somme a tassazione negli Stati Uniti.
L’articolo 12 del Dl 78/2009 prevede che le attività detenute in paradisi fiscali in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale si presumono costituite, salvo prova contraria, con redditi sottratti a tassazione in Italia. In caso di operatività della presunzione legale le sanzioni ordinariamente applicabili per infedele e omessa dichiarazione in base al Dlgs 471/1997 sono raddoppiate e vanno quindi rispettivamente dal 200 al 400% e dal 240 al 480 per cento.
Visto il suo carattere sostanziale e non procedimentale, si è discusso sull’applicabilità della norma anche a periodi di imposta precedenti alla sua entrata in vigore (1° luglio 2009). Spesso gli uffici la applicano retroattivamente, come nel caso in esame, anche se va ricordato che alcune sentenze di merito ritengono tale lettura illegittima (si veda la pronuncia 103/4/2012 della Ctp Lucca). La pronuncia della Ctr Lombardia non si occupa di tale aspetto, focalizzando invece la propria attenzione sulla prova contraria. In primo luogo, i giudici statuiscono che l’amministrazione finanziaria, a fronte delle allegazioni probatorie fornite dal contribuente, avrebbe omesso «una corretta ed equa valutazione dei fatti» e di «motivatamente disattendere» le deduzioni difensive, con ciò non rispettando il principio del contraddittorio.
Nel merito i giudici ritengono che il contribuente abbia provato che tali somme erano nella propria disponibilità in qualità di erede della moglie, la quale era titolare di un fondo pensionistico già tassato a lui trasferito per successione. Il contribuente, a tal fine, aveva esibito un modulo del Fisco statunitense che documentava «il reddito lordo» assoggettato a ritenute in Usa «erogato da un’associazione pensionistica per insegnanti» (la moglie avevo svolto tale professione).
Quanto alla riconducibilità di tali somme a quelle detenute in Svizzera, i giudici statuiscono che sussistono «elementi indiziari convergenti idonei a dimostrare l’assunto del contribuente» in quanto le somme documentate dal modulo statunitense erano di importo superiore al deposito svizzero e il deposito era stato acceso nello stesso periodo.
La decisione dei giudici cerca così di dare una soluzione all’indeterminatezza della norma, che prevede genericamente la tassazione delle attività estere, senza indicare categorie di reddito, limiti temporali (nel caso in esame si accertava il periodo di imposta 2005 per somme riferite al 1995) e modalità di assolvimento della prova contraria.
Per la Ctr Lombardia, quindi, la prova può essere libera e ampia e si può ricorrere anche a ragionamenti presuntivi.

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