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Black list, comunicazioni estese

di Norberto Villa  

 

Anche le stabili organizzazioni, i rappresentanti Iva e gli identificati diretti sono chiamati all'appello della comunicazione delle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in paesi black list.

Dopo tre documenti di prassi, si ha ora un quadro completo dei comportamenti da adottare qualora le operazioni oggetto di monitoraggio vedano la partecipazione di una delle tre figure prima indicate.

I documenti di prassi da cui si desumono i comportamenti da adottare sono:

  la circolare n. 53/E del 21 ottobre 2010;

  la risoluzione n. 121/E del 29 novembre 2010;

  la circolare n. 2/E del 28 gennaio 2011.

La prima precisazione giunta dalla prassi è stata quella riguardante l'obbligo di invio della comunicazione da parte della stabile organizzazione, del rappresentante e dell'identificato.

L'art. 1 del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, ha introdotto, per i soggetti passivi Iva, l'obbligo di comunicare all'Agenzia delle entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in paesi a fiscalità privilegiata.

Il dm del 30 marzo 2010 ha previsto che i soggetti obbligati alla comunicazione sono i «soggetti passivi all'imposta sul valore aggiunto». Tale affermazione aveva sollevato qualche dubbio circa i reali obbligati all'adempimento. Dubbi superati dalla circolare 53/E del 2010.

La stessa ha infatti affermato che: le norme, richiamando i soggetti passivi Iva, non hanno distinto tra soggetti stabiliti o non stabiliti nel territorio dello stato; sono pertanto tenuti all'adempimento anche i soggetti non residenti (comunitari ovvero extracomunitari), limitatamente alle operazioni territorialmente rilevanti in Italia eseguite con operatori black list.

Tale affermazione può correttamente essere motivata con le finalità del provvedimento, ovvero con la finalità di monitorare tutte le operazioni intercorse con operatori economici stabiliti nei paesi a regime fiscale privilegiato, in un'ottica di contrasto della frode e dell'evasione fiscale in materia di Iva, anche se non si può nascondere una non completa conformità a quanto previsto dall'art. 17 del dpr 633/ 1972. Lo stesso infatti prevede che per le operazioni effettuate o ricevute nel territorio dello stato, i soggetti non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio medesimo adempiono gli obblighi o esercitano i diritti Iva mediante identificazione diretta ovvero tramite un loro rappresentante fiscale residente nello stato. Grazie all'identificazione o alla rappresentanza, il soggetto estero, pur mantenendo lo status di soggetto non residente, diviene, nel contempo, destinatario degli obblighi e dei diritti previsti dalla disciplina fiscale interna per le operazioni rilevanti nel territorio dello stato.

Ma seguendo le conclusioni della prassi:

  • il soggetto non residente identificato direttamente in Italia che realizza operazioni con operatori economici stabiliti in paesi black list, deve inviare il modello di comunicazione;
  • se il soggetto non residente (comunitario ovvero extracomunitario) ha nominato un rappresentante fiscale in Italia, il rappresentante è tenuto a inviare il modello indicando le operazioni (attive e passive) che realizza, per conto del soggetto rappresentato, con operatori economici stabiliti in paesi black list;
  • la stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente deve segnalare le operazioni che la stessa realizza con operatori in paesi black list.

La circolare 53/E dopo aver stabilito gli obblighi di presentazione si è soffermata ad analizzare alcune operazioni poste in essere nei confronti dei non residenti giungendo a queste conclusioni:

  • devono essere comunicate le operazioni realizzate da un soggetto passivo Iva nei confronti del rappresentante fiscale di un operatore economico avente sede, residenza ovvero domicilio in un paese a regime fiscale privilegiato, qualora il rappresentante sia nominato in un paese non incluso nella black list (estensione interpretativa delle operazioni da monitorare in assenza di una norma ad hoc);
  • sono soggette all'obbligo di comunicazione anche le operazioni (sia cessione di beni che prestazione di servizi) che il soggetto passivo Iva stabilito in Italia realizza nei confronti della stabile organizzazione di un operatore economico avente sede, residenza o domicilio in un paese black list, qualora la stabile organizzazione sia situata in un paese non incluso tra quelli a regime fiscale privilegiato;
  • sono soggette all'obbligo di comunicazione anche le operazioni nel caso in cui il rappresentante fiscale o la stabile organizzazione dell'operatore economico black list si trovi nel territorio dello stato.
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