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Bitfinex, scandalo sulla borsa dei Bitcoin

Un buco fino a 850 milioni di dollari. Coperto alla chetichella da Bitfinex (fino a poco tempo fa la più grande Borsa al mondo su cui negoziare Bitcoin e criptovalute creata anche da un italiano) togliendo riserve ad un’altra moneta virtuale che si chiama Tether. Per dirla semplice: un buco coperto creando un altro buco. All’insaputa della clientela. A scriverlo è l’Attorney General di New York, Letitia James, che venerdì ha accusato di frode la piattaforma Bitfinex e la sua capogruppo iFinex. Un’accusa forte. Alla quale Bitfinex, con un comunicato, ha risposto additando a sua volta il Procuratore di New York di «cattiva fede» e di «false affermazioni» e sostenendo che gli 850 milioni non sono «persi». Un’offensiva che arriva comunque dopo mesi di sospetti. Il Sole 24 Ore ne parlò già nel dicembre 2017. Con questo intervento a gamba tesa, la Procura di New York scoperchia il pentolone. Ora è la giustizia che deve fare il suo corso.

Tutto inizia nel 2012 quando un ragazzo francese, Raphael Nicolle, trova per caso su Internet un codice sorgente per creare una piattaforma di trading. Con quel codice crea Bitfinex. Quasi per gioco. Appoggiandosi alla banca sotto casa. Basta poco che un italiano, Giancarlo Devasini, lo scopre, lo contatta e diventa suo socio. È così che Bitfinex – oggi controllata da iFinex, società delle British Virgin Island – diventa la “cripto-Borsa” numero uno al mondo. La sua non è una vita semplice. Nel 2016 alcuni hacker rubano dagli «hot wallet» Bitcoin per un valore di oltre 70 milioni di dollari. In quell’occasione i vertici di Bitfinex decisero di spalmare la perdita sui depositi di tutti i clienti, dando loro in cambio un “token”. E lasciando uno strascico di polemiche. Poi molte banche americane iniziano a interrompere le relazioni con Bitfinex. Eppure la “cripto-Borsa” non si arrende. E continua a crescere.

Anche perché i vertici di Bitfinex tirano fuori un paio di conigli dal cappello. Innanzitutto si appoggiano, nei mesi, a varie banche in molti Paesi: in Polonia, in Paesi asiatici. Più di recente (fino allo scorso ottobre) alla Noble Bank di Puerto Rico. Usano anche un “payment processor”, la Crypto Capital Corp di Panama, che detiene i soldi di vari clienti. Nel frattempo i vertici di Bitfinex creano anche un secondo “coniglio”: un’altra cripto-valuta, prodotta sempre dai vertici di Bitfinex, chiamata Tether. Il Teather è una moneta virtuale (un token) che a differenza del Bitcoin ha una quotazione stabile: ogni Teather vale un dollaro. Per garantirlo, i suoi creatori hanno sempre assicurato ai clienti di accumulare riserve di un dollaro per ogni Teather creato. Il problema è che di Tether ne “stampano” in quantità industriali: attualmente ne esistono per un importo pari a 2,8 miliari di dollari. Questo significa che iFinex dovrebbe avere 2,8 miliardi di dollari in garanzia. Cifra che ha sempre fatto nascere molti sospetti, anche perché nessuna società di revisione ha mai fatto accertamenti. Nonostante questo, il Tether è diventato molto popolare: «È infatti usato per fare arbitraggi sul cambio dollaro-Bitcoin tra le diverse piattaforme di scambio, allineando i valori che altrimenti potrebbero divergere», spiega Ferdinando Ametrano, direttore del Digital Gold Institute e docente di Bitcoin e Tecnologia Blockchain a Milano Bicocca e Politecnico di Milano. «Il punto critico è che non ci sono evidenze che Tether sia correttamente collateralizzato: il sospetto è quindi che sia anche usato per manipolare il prezzo di Bitcoin».

Sta di fatto che è proprio su questi due “conigli” che si concentrano le accuse della Procura di New York. L’ipotesi degli inquirenti è che presso la Crypto Capital Corp siano spariti fino a 850 miliardi di dollari dei clienti di Bitfinex. «Una perdita – scrive l’Attorney general – che Bitfinex non ha mai comunicato agli investitori». Sta di fatto che l’impossibilità di accedere a questi fondi ha reso molto difficile per Bitfinex restituire i soldi ai clienti che disinvestono. Così i gestori della “cripto-Borsa” – secondo quanto ricostruito dalla Procura – hanno attinto dalle riserve del Tether per permettere a chi voleva disinvestire di farlo: con «un’operazione in conflitto d’interessi, Bitfinex si è data la possibilità di usare fino a 900 milioni delle riserve di Tether». Secondo quanto risulta alla Procura, «Bitfinex ha già preso almeno 700 milioni di dollari». Operazione che «mette in pericolo le riserve cash che garantiscono il Tether».

 

Morya Longo

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