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Bitcoin a valanga, ha perso il 50 per cento in un mese

Più che a un crollo assomiglia a una rovinosa valanga. Dopo aver raggiunto la valutazione massima il 17 dicembre scorso, il Bitcoin nel mese successivo ha perso il 50 per cento del suo valore. Prima di Natale, al suo apice, la più diffusa delle criptomonete era arrivata a valere quasi ventimila dollari: una corsa al rialzo da record, dato che soltanto dodici mesi prima era partita da una quotazione di mille dollari. Da ieri, il singolo Bitcoin è tornato a essere scambiato sotto i 9.500 dollari: hanno pesato soprattutto gli scambi degli ultimi due giorni, nei quali i suoi possessori hanno visto volatilizzarsi il 30 per cento del valore complessivo.
La bolla denunciata da più di un esperto è così scoppiata? In realtà, a causare le vendite è stata la “ politica”. Il governo della Corea del Sud – primo paese al mondo per scambio di Bitcoin – ha annunciato un provvedimento per limitare le contrattazioni, mentre la Cina dopo aver chiuso gli exchange nel suo Paese ora vuole vietare ai cittadini di fare trading anche oltre confine, per esempio in Giappone. Un’intenzione ribadita ancora ieri dal vice governatore della Banca centrale.
La caduta ha trascinato al ribasso anche le altre monete virtuali che si sono diffuse nel mondo negli ultimi due- tre anni: il Bitcoin Cash ieri ha perso il 31 per cento, mentre Ethereum ha lasciato sul terreno il 30 per cento e Litecoin il 29 per cento. Non si è salvato nemmeno Ripple, il “ fenomeno” del 2017, la criptomoneta che ha fatto guadagnare di più nel corso dell’ultimo anno: il 4 gennaio ha toccato il suo massimo a 3,81 dollari, arrivando a superare di slancio Ethereum come seconda valuta per capitalizzazione, mentre ieri ha tenuto a stento quota 1 dollaro, con un tracollo del 70 per cento in due settimane.
Una situazione tenuta sotto controllo dai governi anche per altri motivi. Per esempio, per l’utilizzo crescente di elettricità: a fine novembre scorso, l’attività di “ estrazione” e di compravendita di un Bitcoin necessitava di 30 terawattora all’anno ( pari all’energia consumata in tutta l’Irlanda), mentre un mese e mezzo dopo, il dato è già salito a 42 terawattora all’anno ( come in tutta la Nuova Zelanda).

Luca Pagni

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