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Bitcoin, ecco il primo divieto L’alt alle banche in Corea del Sud

Il rischio che si stia creando una pericolosissima bolla speculativa è stato più volte denunciato da economisti e banchieri. Ma per la prima volta sul bitcoin — la più nota e diffusa tra le criptovalute create con la tecnologia «blockchain» — c’è l’alt delle autorità regolamentari di un Paese ad economia avanzata. La Corea del Sud ha vietato ieri infatti a tutte le banche del Paese l’utilizzo del bitcoin: gli istituti finanziari non potranno acquistare, vendere o detenere la criptovaluta. Anche le imprese sudcoreane non potranno «estrarre» bitcoin. Queste misure non significano uno stop agli scambi né l’introduzione di una tassazione speciale nei suoi confronti. Tuttavia la stretta è particolarmente significativa, perché si realizza in un Paese in cui si concentrano il 20% delle operazioni mondiali in bitcoin. Circa un milione di cittadini sudcoreani ha infatti una posizione aperta nella valuta virtuale. L’annuncio della misura ha provocato un calo del 5% del prezzo della criptovaluta sulla piattaforma Bithumb, la più grande del Paese e un calo di circa il 7% si è registrato negli Stati Uniti con una quotazione che ieri si è portata verso i 16.200 dollari. Per il momento si sgonfia anche il mercato dei futures sul bitcoin, che dopo una partenza brillante ha accusato nel secondo giorno di contrattazioni un calo dei volumi di scambi superiore al 90%. La saga continua?

Marco Sabella

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