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Bitcoin oltre 50mila dollari con la spinta di PayPal

Per la seconda volta nel 2021 il Bitcoin rompe la diga dei 50mila dollari. Nel primo caso (17 febbraio) la criptovaluta più chiacchierata (e capitalizzata) al mondo era reduce da cinque mesi consecutivi di ascesa, con il prezzo che dai 10mila dollari dell’ottobre 2020 quintuplicava il valore. A questo secondo giro il break out intraday della resistenza tecnica e psicologica dei 50k arriva dopo un mese di acquisti che ha interrotto una profonda correzione in cui dal record del 14 aprile (64.500) ai minimi del 20 luglio (29.700) il Bitcoin è sprofondato del 52%. Come alla prima ondata rialzista anche in questa seconda fa da contorno una notizia che riguarda Paypal. Il grande sistema di pagamenti digitali lo scorso autunno annunciava la possibilità per gli utenti statunitensi di poter acquistare Bitcoin, Ethereum e una manciata di altre crypto direttamente dalla propria app. La novità di ieri è che adesso questo servizio è esteso anche ai clienti del Regno Unito. Quando si tratta di Bitcoin, però, è difficile agganciare il movimento a una singola notizia. Certamente l’annuncio di Paypal dà ulteriore benzina al “partito dei bull”, quelli che vedono la quotazione del Bitcoin proiettata entro fine anno nell’orbita dei 100mila dollari. Ma va detto che era in parte attesa, così come ci si aspetta che prima o poi Paypal ampli il servizio anche al resto d’Europa. Nel mix di notizie positive che hanno nell’ultimo mese riportato entusiasmo nelle valutazioni della criptosfera – con la capitalizzazione del settore, ovvero oltre 11.300 tra criptovalute e token, che ha nuovamente superato la soglia dei 2mila miliardi di dollari – c’è anche il crescente dibattito all’interno della Sec guidata da Gary Gensler (figura aperta al mondo crypto) sull’approvazione di un Etf sul Bitcoin negli Stati Uniti. Per la criptovaluta più amata (secondo il co-fondatore di Apple Steve Wozniak «è un miracolo matematico») e odiata allo stesso tempo (per Warren Buffett è «veleno per topi») sarebbe uno spartiacque decisivo. Perlomeno è stato così per l’oro fisico, a cui il Bitcoin sta provando a fare lo sgambetto in chiave digitale. Quando nel 2003 la Sec ne lanciò il primo fondo replicante le valutazioni del metallo giallo – da quel momento aperte alla massa dei retail – esplosero.

Chi opera nella criptosfera però farebbe bene a restare sempre in allerta. È facile farsi prendere dalla fomo (fear of missing out, paura di perdersi una grande opportunità) perché il settore tende a muoversi con strappi parabolici che alimentano la volatilità e l’emotività degli investitori. Una cosa è certa: i 50mila dollari di oggi valgono di più di quelli di febbraio perché nel frattempo il prezzo, scendendo in basso, ha ricostruito molte più fondamenta che hanno colmato il precedente vuoto volumetrico. Ma del domani, come per qualsiasi asset, non v’è certezza. E occhio al fine settimana quando i banchieri centrali si riuniscono nel canonico simposio di Jackson Hole. Nel caso dovesse emergere pesante aria di tapering – il vero spauracchio per azioni e bond – non sarebbe una bella notizia neppure per il Bitcoin.

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