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Bitcoin, missione fallita: la soglia 100mila dollari resta ancora lontana

Missione fallita. Il prezzo del Bitcoin non ha raggiunto la soglia dei 100mila dollari nel 2021. Tanti cripto-amatori e investitori del settore sono rimasti delusi. La profezia non si è (auto)avverata. Il picco dell’anno è stato di 66mila dollari, oppure 69mila per chi preferisce prendere il dato intraday. È stato raggiunto il 9 novembre. Da allora coloro che si sono galvanizzati per un “Natale a 100k” sono stati smentiti dal grafico della criptovaluta, ridimensionatasi del 40% da quel record e ora in cerca di un punto di equilibrio poco sopra i 40mila dollari.

Le aspettative erano talmente elevate che lo scorso febbraio (mentre il prezzo balzava oltre i 50mila dollari) su Twitter era partita la campagna con tanto di hashtag #LaserRayUntil100K. In molti l’hanno sposata modificando la propria foto sul social network con due raggi laser all’altezza degli occhi. Tra questi anche alcuni politici come la senatrice statunitense cripto-friendly Cynthia Lummis o il presidente di El Salvador Nayib Bukele. Senza dimenticare i fratelli Cameron and Tyler Winklevoss (un tempo rivali di Zuckerberg sulla proprietà di Facebook ora appagati creatori della piattaforma crypto Gemini), Michael Saylor (il ceo di MicroStrategy, la società quotata al Nasdaq che ad oggi detiene 124.391 Bitcoin). E via discorrendo.

C’è da dire che dal punto di vista statistico l’aspettativa non era campata in aria. Perché, seppur nella sua breve storia di 13 anni, il prezzo di Bitcoin ha dimostrato di avere una struttura ciclica. Segnata dall’halving, l’evento di politica monetaria programmata della criptovaluta, in base al quale ogni (circa) quattro anni vengono dimezzate le commissioni ai miners che – risolvendo un calcolo computazionale la cui difficoltà varia in base alla competizione e viene misurata in termini di hash rate – autorizzano le transazioni di Bitcoin. Transazioni che viaggiano, in modo inesorabile, con blocchi aggiunti ogni 10 minuti alla blockchain nativa. In parole povere il meccanismo di ricompensa premia ogni 10 minuti il minatore che risolve per primo il calcolo. L’halving non è altro che il dimezzamento delle commissioni. Il primo è datato 28 novembre 2012, quando il premio fu dimezzato da 50 a 25 Bitcoin. Il secondo risale al 9 luglio 2016 e il terzo all’11 maggio del 2020 che ha portato l’attuale ricompensa a 6,25 Bitcoin. La statistica indica che l’halving tende ad innescare una bull run (forte corsa al rialzo del prezzo) che tende a trovare il suo picco nell’anno successivo. Così a dicembre del 2013 il prezzo volava a 1.132 dollari segnando un rialzo di oltre il 9.000% rispetto al punto di partenza. A dicembre 2017 eravamo a 19.187, il 2.800% in più rispetto all’inizio del secondo ciclo. Per questo motivo era scattata la profezia anche per questo terzo ciclo. La soglia dei 100mila dollari sembrava addirittura prudenziale. E invece chi si aspettava i super-botti è stato deluso e si è dovuto “accontentare” di un 680% messo a segno tra maggio 2020 e il punto più alto del 2021 (novembre).

Va precisato che nel suo percorso (finora fatto di un rialzo fragoroso nel medio-lungo periodo, superiore a qualsiasi altra classe di investimento) il prezzo del Bitcoin ha subito dei drowdawn anche superiori all’80%. Soprattutto nell’anno successivo alla fine di un ciclo. Anno che, statistiche alla mano, sarebbe proprio questo 2022.

Quindi cosa accadrà adesso al prezzo del Bitcoin? Gli esperti sono divisi. C’è chi ipotizza che siamo nel mezzo di un super-ciclo, più lungo dei precedenti e che potrebbe quindi abbracciare anche il 2022. E chi invece sostiene che con questo parziale di -40% siamo già entrati nel “bear market” o nel “crypto winter”. In questo secondo caso gli analisti tecnici segnalano una struttura grafica pericolante con la formazione di una figura “testa e spalle” ribassista con una “linea del collo” a 40mila dollari. In caso di violazione al ribasso lo scenario tecnico sarebbe impostato per ulteriori ribassi. Così come non piace il fatto che il 9 gennaio la media mobile a 50 periodi abbia incrociato al ribasso quella a 200 periodi disegnando il cosiddetto “incrocio della morte”.

Per gli ottimisti, quelli che propendono per la teoria del super-ciclo, l’analisi tecnica lascia il tempo che trova nel mercato crypto come dimostrato più volte in passato dalla violenza improvvisa di impulsi rialzisti che hanno negato i “messaggi” dipinti dai grafici.

Nessuno ha la sfera di cristallo e solo il tempo dimostrerà quale delle due sponde avrà avuto ragione. Tuttavia è possibile ragionare sul perché “questa volta è stato diverso”. «Il Bitcoin non ha raggiunto i 100k perché la proiezione si basava su una base statistica debole – spiega Eugenio Sartorelli – risk manager di Rocket capital investment -. I grafici rappresentano prezzo e tempo, che a loro volta sono figli di eventi imprevedibili e per questo non possono avere una ciclicità puntuale. Ad esempio, chi poteva prevedere la crisi in Kazahstan che sta costringendo molti miners a migrare altrove? O chi poteva prevedere l’ennesimo slittamento, ora a marzo, della Sec nell’approvazione del primo Etn spot Usa sul Bitcoin? Notizie che pesano ma va segnalato che il recente calo del prezzo è stato accompagnato da un basso aumento della volatilità implicita. Un segnale di maturità. Da monitorare – conclude Sartorelli – la correlazione tra Bitcoin e tassi Usa a 10 anni. Negli ultimi mesi è stata molto forte mentre da qualche settimana si è un po’ indebolita intorno a 0,5. Uno degli scenari migliori per Bitcoin potrebbe essere quello in cui i tassi salgano, non a tal punto però da far accusare il colpo alle Borse».

In questo senso il 2022 potrebbe essere un banco di prova per Bitcoin. «Dal punto di vista intermarket si preannuncia come un anno complicato – spiega Federico Izzi, trader di criptovalute -. Perché le Borse, e in generale gli strumenti di investimento risk-on, dovranno fare i conti con banche centrali meno generose. Bitcoin potrebbe continuare a subire, come già visto in queste prime settimane, la rotazione dei portafogli da parte degli istituzionali che mitigano il rischio. Questo da un lato conferma che sta diventando un asset più maturo, sempre più presente nei portafogli dei gestori, dall’altro però conferma che dovrà superare ancora degli ostacoli per affermarsi stabilmente come riserva di valore». Mentre il conto alla rovescia per il prossimo halving (2024) è già partito.

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