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Bitcoin, giù i volumi sui future Allarme Sec: «Rischio truffa»

Cala la febbre dei future sul mercato dei bitcoin. Nel secondo giorno di contrattazione sulla piattaforma Cboe i vomuni di scambio si sono drasticamente ridotti. Una normalizzazione fisiologica che nelle prime ore di contrattazione si è tradotta in calo dei prezzi della criptovaluta scesa in mattinata sotto i 16mila dollari secondo la rilevazione Reuters. È stata tuttavia una battuta d’arresto momentanea dato che in serata si è registrato l’ennesimo record con il prezzo oltre la soglia di 17mila dollari. Il prezzo del future con scadenza 17 gennaio 2018 invece si è attestato a 18630 dollari.
La volatilità resta elevatissima. E l’eccesso di interesse per la criptovaluta sta iniziando a mettere in crisi le piattaforme di trading. Due siti molto popolari negli Usa come Coinbase e Bitfinex sono rimasti ieri temporaneamente inaccessibili. Non è chiaro se questi problemi siano dovuti ad attacchi informatici. Non sarebbe la prima volta dato che in questi anni diverse piattaforme sono state oggetto di attacco hacker compresa la giapponese Mt Gox, un tempo la maggiore piattaforma al mondo per lo scambio di criptovalute, collassata nel 2014. Il rischio dell’attacco informatico è uno dei tanti con cui deve fare i conti chi investe in bitcoin.
Ieri sul tema è intervenuto il presidente della Sec, Jay Clayton che ha messo in guardia dai rischi «truffe e manipolazioni». La Sec ha messo sotto osservazione in particolare le Initial Coin Offerings, cioè il finanziamento delle imprese tramite crowdfunding in criptovalute. Da inizio anno – stima il sito Coinschedule.com – questo sistema ha permesso alle aziende di raccogliere finanziamenti per 3,7 miliardi di dollari. Pur ammettendo che le Ico possano essere un mezzo efficace di finanziamento delle imprese Clayton ha messo in guardia i sottoscrittori dai possibili rischi in cui incorrono aderendo di fatto a un’Ipo non regolamentata.
Intanto il tema bitcoin continua dividere la comunità finanziaria tra favorevoli e contrari. In quest’ultima categoria ricade la stragrande maggioranza della finanza mainstream che da tempo lancia l’allarme sul rischio bolla. Al coro ieri si è unita Belinda Boa top manager del primo fondo di investimento al mondo Blackrock secondo cui «più in alto salirà il prezzo maggiore sarà la volatilità». E quindi il rischio di rimanere scottati. Ma qual è il profilo dell’investitore medio in criptovalute? E soprattutto in quali aree geografiche è più diffuso il trading? Ciò che è emerso da una recente ricerca di CryptoCompare è che per la stragrande maggioranza gli scambi avviene in Asia. Oltre il 7o% degli scambi fino a un mese fa avveniva qui. Poi la quota si è ridotta al 50% dopo la stretta delle autorità in Cina, uno dei Paesi dove più è esplosa la bitcoin-mania. Parte del mercato cinese si è trasferito nei Paesi vicini: Giappone, Corea e Vietnam soprattutto. Il 38,6% fa riferimento a scambi con il dollaro, il 5,3% in euro e il resto in altre divise. A differenza di altre bolle finanziarie del passato in cui i primi a muoversi sono stati gli investitori professionali e solo in un secondo momento i retail nel caso del bitcoin siamo di fronte a un mercato nato dal basso dagli investitori privati.

Andrea Franceschi

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