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Bitcoin, già sette futures L’Europa vuole le regole

E sono sette. Con lo sbarco domenica notte di quattro futures sul Chicago mercantile exchange (Cme), i contratti derivati agganciati al Bitcoin e quotati su mercati regolamentati (dopo i tre futures approdati sul Cboe, Chicago option exchange, l’11 dicembre) si arricchiscono.
A questo punto le scadenze su cui investire – anche short – vanno da gennaio a marzo (sul Cboe e sul Cme) fino a quella di giugno (solo sul Cme). Come per qualsiasi merce quotata, l’andamento dei futures raramente è predittivo dello scoppio di una bolla o di un ulteriore rialzo del prezzo del sottostante, in questo caso il Bitcoin, la criptovaluta più chiacchierata (e scambiata) del pianeta. Ma può essere uno spunto per orientarsi sulle “aspettative attualizzate” degli investitori sul prezzo di un dato bene.
Quanto al Bitcoin, osservando i valori dei contratti che lo proiettano nei prossimi mesi pare che i mercati si aspettino una fase di consolidamento. O comunque che la cavalcata del 2017 – che ha portato la criptovaluta da 1.000 ai 18.670 dollari fissati sulla piattaforma Coinbase – difficilmente possa replicarsi. I prezzi dei contratti con scadenza a gennaio ieri (sia sul Cboe che sul Cme) sono scesi sotto i 19mila dollari. Ampliando la visione a giugno al momento gli investitori si aspettano un approdo a 19.600 dollari.
In ogni caso l’elevata volatilità resta per il momento l’unica certezza di questo mondo. All’avvio degli scambi sul Cme, il front-month future, quello a gennaio, ha aperto a 20.650 dollari per poi scendere a 19.245 dollari.
Quali sono le differenze tra il mercato Cboe e Cme in tema Bitcoin? Secondo alcuni investitori, i future di Bitcoin al Cme potrebbero attrarre una maggiore domanda da parte di investitori istituzionali perché il prezzo finale è determinato attingendo a una serie di exchange, mentre quello dei future del Cboe è legato solo a quello fissato dal Gemini exchange, controllato e gestito dai gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, famosi per le dispute con Facebook. Dato che in questi mesi all’elevata volatilità del Bitcoin (e più in generale delle altre criptovalute) ha contribuito la differenza di prezzo delle piattaforme – aprendo la pista a potenziali arbitraggi – è probabile che i grandi investitori preferiscano un mercato che si aggancia a una media del prezzo ricavata da più piattaforme.
Per coloro che vogliono operare con i futures sul Bitcoin attraverso broker italiani al momento le porte restano chiuse. Directa attende novità da Banca Imi – l’istituto che si occupa delle operazioni di clearing – per offrire l’operatività ai propri clienti. A sua volta Banca Imi sta effettuando verifiche tecniche. Non è l’unica banca ad essersi mossa in questo modo. Anche altre grandi realtà internazionali – come Jp Morgan e Citigroup – stanno prendendo tempo. Da valutare la liquidità e i termini con cui viene fissato il prezzo del sottostante. In posizione di attesa anche Iwbank e Fineco.
Intanto si rafforza la richiesta per regolamentare di più questo mondo “criptico”. Per questo motivo la Francia porterà all’attenzione del G20 la questione del Bitcoin . Lo riporta l’Afp sulla base di informazioni raccolte presso l’entourage del ministro delle Finanze, Bruno Le Maire. Perché la rapida esplosione dei Bitcoin, ha spiegato la fonte, comporta dei rischi in termini di speculazione e di possibilità di finanziamenti illeciti.
Allo stesso tempo si intensifica il dibattito tra chi sostiene che siamo nel bel mezzo di una bolla ancora più grande rispetto a quella che a fine anni ’90 interessò il mondo del web e chi invece crede che questa esplosione dei prezzi possa proseguire. È di questa seconda opinione Peter Smith, amministratore delegato di Blockchain, secondo cui la capitalizzazione di mercato complessiva delle valute digitali potrà arrivare a 1.000 miliardi di dollari nel 2018, contro gli attuali circa 587 miliardi. Bitcoin è quella che fa la parte del leone, visto che al momento ha una market cap di 317 miliardi (Ethereum è la seconda con 68,9 miliardi).
Non la pensa così – tra i vari esponenti del mondo bancario – il presidente del cda di Ubs Axel Weber secondo cui il Bitcoin non è una moneta e pertanto chiede alle Autorità di controllo di intervenire. Weber mette in guardia gli investitori da una possibile bolla ha deciso di consigliare esplicitamente ai propri clienti di investirci.

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