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Bitcoin, allerta Commissione Ue

La Commissione europea si prepara a regolamentare il Bitcoin, affrontando il problema principale delle cripto valute: la mancanza di trasparenza che favorisce l’uso a fini illeciti.

Ieri a Bruxelles, la commissione ha aperto un tavolo di lavoro per alimentare la proposta che sarà presentata a metà marzo.

La posizione è di apertura nei confronti delle cripto valute: «la tecnologia blockchain è molto promettente per i mercati finanziari. Per rimanere competitivi, l’Europa deve abbracciare questa innovazione», afferma il vice presidente della commissione europea Valdis Dombrovskis. Tuttavia, allo stesso tempo emerge la necessità di definire «i rischi relativi al riciclaggio di denaro e al finanziamento di attività illecite» sottolinea il vice presidente.

Ma cos’è il bitcoin? Il bitcoin, è la più famosa delle monete virtuali. La stessa Banca centrale europea ne fornisce una definizione: «una moneta virtuale è una rappresentazione digitale di un valore, in quanto non emessa da una banca centrale, istituto di credito o istituto di moneta elettronica. Di conseguenza, le valute virtuali non sono sottoposte alla regolamentazione valutaria di natura pubblicistica. Né tantomeno sono parificate alla moneta elettronica, fattispecie disciplinata dalla Direttiva 2009/110/CE. La moneta elettronica viene quindi emessa in cambio di fondi a cui sia attribuibile un valore in moneta legale».

Ulteriore obiettivo dell’incontro sul bitcoin è stato di «sviluppare la posizione dell’Ue per stimolare un’eventuale discussione a livello del G20, prendendo anche in considerazione la lettera franco-tedesca sul punto».
Di recente, infatti, i ministri delle finanze di Parigi, Bruno le Maire, e Berlino, Peter Altmaier, hanno indirizzato una lettera nei confronti del blocco Ue-G20 al fine di prevedere un’imminente approccio condiviso sul tema delle cripto valute che «potrebbe comportare rischi sostanziali per gli investitori e minacciare la stabilità finanziaria a lungo termine». Questa anche l’opinione del ministro italiano dell’economia Pier Carlo Padoan: «Il sistema delle criptovalute va regolato e le Banche centrali si stanno attrezzando per farlo, per evitare lo scoppio di bolle»

La commissione ha infatti sottolineato come la questione vada risolta a livello globale anche considerando che la quota europea di cripto valute «rappresenta solo una piccola parte del trading globale», quindi, «è necessario collaborare con i nostri partner nel G20 e con gli standard internazionali».

Infatti, a livello globale le scelte degli stati sono state le più disparate. Soprattutto negli stati asiatici, dove la moneta virtuale ha incontrato una maggiore diffusione. Le prese di posizione raggiunte da Cina e Corea del Sud, per esempio, sono opposte. La prima ha visto lo strumento come una minaccia «agli equlibri economici e finanziari», vietandone l’uso, mentre la seconda ha approvato misure ad hoc al fine di tassare lo scambio della valuta, usandolo come base imponibile per aumentare il gettito fiscale. Non solo in Asia, ma anche i governi di tutto il mondo stanno studiando differenti misure al fine di regolamentare le valute digitali e la collaterale tassazione. Dei paesi anglofoni il Canada ha avviato misure già dal 2014, mentre negli Stati Uniti lo stato dei lavori è ancora sotto osservazione. In Europa, il paese più aggiornato rimane la Svizzera, dove da pochi giorni sono state emesse delle linee guida per la regolamentazione delle Initial coin offering (Ico), mezzi per raccogliere fondi per il lancio di nuove cripto valute. In Italia, invece, dalle nuove misure antiriciclaggio (decreto legislativo 90/17), è in fase di consultazione pubblica un decreto per la creazione del registro delle valute virtuali.

Come ha sottolineato la commissione europea, questa nuova tecnologia rappresenta un’opportunità, ma sono presenti problemi che espongono gli investitori a rischi sostanziali; come la mancanza di trasparenza riguardo l’identità degli emittenti e gli investitori sottostanti. Priorità è quindi «valutare ulteriormente in quali circostanze le cripto valute e i servizi connessi sono coperti dalla regolamentazione esistente». La necessità di una nuova normativa non è quindi scontata, e «dovrà avvenire sulla base della valutazione dei rischi e dell’idoneità del quadro normativo esistente per gli strumenti di valuta elettronica».

Matteo Rizzi

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