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Bitcoin ai raggi X

La Francia si prepara a mettere sotto osservazione le criptovalute, ritenute un potenziale pericolo per l’economia. È stato il ministro dell’economia Bruno Le Maire, in occasione di un discorso alle forze economiche e ai funzionari, ad annunciare la decisione di istituire una commissione ad hoc per arginare «i rischi delle speculazioni, legate in particolare ai bitcoin». A guidare l’organismo sarà Jean-Pierre Landau, ex governatore della Banca di Francia, già ribattezzato Monsieur Bitcoin, che nel 2014 aveva espresso diffidenza verso le valute virtuali, definendole «i tulipani del ventunesimo secolo», in riferimento alla speculazione avvenuta 400 anni fa proprio intorno ai bulbi del prezioso fiore. «Lo scopo di questa missione sarà ripensare i regolamenti a favore dello sviluppo, impedendone l’utilizzo per finalità quali l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro o il finanziamento di attività criminali e terrorismo», ha precisato il ministro. Per ora non esiste una strategia precisa ed è probabile che ci vorranno mesi prima che la commissione sia in grado di produrre un regolamento.

Intanto il bitcoin è crollato del 14% a 11.650 dollari (9.528 euro) per colpa della Corea del Sud e della Cina. Non soltanto Seul ha ribadito l’intenzione di bannare la criptovaluta, ma anche Pechino ha messo nel mirino i siti web e le app che offrono servizi di scambio relativi alla moneta virtuale. L’obiettivo di Pechino, secondo indiscrezioni di mercato, è bloccare agli investitori cinesi l’accesso domestico e le piattaforme offshore del bitcoin.

Quanto alla decisione di Seul, la reazione dei cittadini è stata pronta, con la raccolta di oltre 200 mila firme, raggiungendo la soglia che obbliga l’esecutivo a dare una risposta ufficiale. La scorsa settimana il ministro della giustizia aveva annunciato la preparazione di una legge per vietare il commercio di criptovalute, facendo calare il prezzo del 16% in due ore. Un portavoce aveva poi aggiunto che era «solo una delle misure possibili» e non quella finale. Il rallentamento della crescita economica del paese ha portato a un aumento della disoccupazione, specialmente fra i giovani, che rappresentano una porzione significativa degli investitori. Un sondaggio realizzato in novembre da Bithumb aveva mostrato che oltre il 60% di chi investe in bitcoin ha 30 anni o meno. Nella petizione si legge che i sudcoreani «non sono stupidi» e che chi investe in criptovalute lo fa perché la considera una buona opportunità. Si esprime comunque il supporto ad alcune delle misure proposte del governo, come la verifica dell’identità degli operatori e una sorta di piano di tassazione.

Di tutt’altro avviso è il Qatar, pronto a studiare da vicino le criptovalute per valutare una futura introduzione nel paese. Il governatore della banca centrale, Sheikh Abdullah bin Saud al-Thani, ha confermato la volontà di rendere il Qatar un hub del fintech, il settore che combina digitale e finanza.

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