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Bini Smaghi:“Draghi costretto ad agire Atene sta irritando tutta l’Europa”

«Draghi ha fatto l’unica cosa che poteva fare. Ha aspettato che Varoufakis gli dicesse di persona che la Grecia non ha alcun piano alternativo, e poi ha agito di conseguenza bloccando il rifinanziamento». Lorenzo Bini Smaghi, che della Bce è stato consigliere dal 2005 al 2011, non ha dubbi: «Chiedere gli ennesimi finanziamenti d’emergenza proprio quando si denunciano gli accordi precedenti, è come chiedere alla Bce di violare i trattati che impediscono di finanziare direttamente gli Stati. La richiesta era irricevibile ».

Le risulta che sia stata una decisione sofferta?
«Non credo, perché c’è una procedura precisa in questi casi. È stata seguita per l’Irlanda, per il Portogallo, non si poteva fare un’altra eccezione per la Grecia che già ha goduto di un considerevole trattamento favorevole con l’accettazione dei suoi titoli considerati spazzatura dal mercato: si poteva continuare solo dietro un fermo impegno a rispettare i patti. I patti, invece, Tsipras li ha denunciati».
Restano i fondi Ela, l’emergency liquidity agreement che consente alla Banca di Atene di finanziare i suoi istituti con denaro creato in proprio per via elettronica. Fino a quando?
«La Bce ha ovviamente il controllo anche su questi fondi, che sono contingentati e rivisti periodicamente. Non so se alla prossima verifica, fra un paio di settimane, verranno confermati. D’altra parte, se i risparmiatori greci si presentano in banca e non riescono a ritirare i risparmi, com’è successo a Cipro, si rischia il disastro. Ma la colpa in questo caso è di Tsipras, che sta tirando troppo la corda».
Andando indietro ai suoi anni alla Bce, avevate sentore che qualcosa in Grecia non andava?
«Certo, il boom che ha seguito l’ingresso nell’euro del 2001 era assolutamente anomalo. Speculazione selvaggia, salari pubblici raddoppiati, boom dei consumi a credito, immobili alle stelle, crescita abnorme del Pil. Abbiamo più volte richiamato l’attenzione dei governi europei sulla pericolosità di questa situazione. Poi nel 2009 è esploso lo scandalo dei conti truccati, è arrivata la crisi e il castello di carte è crollato. In queste condizioni, la Bce non può intervenire senza un accordo politico tra la Grecia e gli altri Paesi dell’euro ».
Oggi di quale “accordo politico” ci sarebbe bisogno?
«I capi dei governi europei dovrebbero convincere i rispettivi parlamenti di dare più finanziamenti alla Grecia. Ma questo non è facile, non solo in Germania ma anche in Spagna e Portogallo che hanno fatto sacrifici pesantissimi, o in paesi poveri come Slovacchia e Lituania. E l’atteggiamento di Tsipras, che vuole rimettere tutto in discussione, come del resto avevano fatto i precedenti governi greci, certo non aiuta. Anzi irrita».
Le banche di tutto il mondo stanno ormai facendosi i conti di uno scenario di Grexit.
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