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Bini Smaghi:“Atene sbaglia Francoforte è indipendente troppe frasi irresponsabili”

L’improvviso inasprimento dei rapporti fra Bce e Grecia costituisce lo sfondo peggiore per l’avvio del quantitative easing. Però non ne compromette l’efficacia, assicura Lorenzo Bini Smaghi, che nel board della Bce ha vissuto tutta la prima fase della crisi: «È una manovra così ampia e importante che avrà effetti determinanti sulla crescita, sui tassi, sulla liquidità e sui cambi. Su questi, già l’effetto-attesa ha fatto schizzare il dollaro, su cui grava anche la promessa della Fed di aumentare i tassi Usa, ora che si parte davvero si potrebbe arrivare rapidamente alla parità e forse oltre».

Draghi a Nicosia non c’è andato leggero ed è stato accusato di fomentare le tensioni. Perché tanta asprezza?
«Tsipras ha chiesto a Draghi di non cedere a pressioni politiche, ma non ce n’era bisogno. Draghi a Cipro ha ricordato proprio che la Bce non è soggetta ad input politici. Ci sono regole precise, approvate da tutti i membri, che una Bce indipendente deve osservare. Ora senza un programma approvato dall’Eurogruppo la Grecia non può beneficiare del waiver, l’eccezione che consentiva alle banche di Atene di dare in garanzia titoli di Stato considerati junk-bond dal mercato, per ricevere liquidità dalla Bce. Tsipras ha disconosciuto gli accordi precedenti, continuare come se nulla fosse successo equivarrebbe a un finanziamento diretto degli Stati, vietato dallo statuto. Se sarà raggiunto l’accordo fra Grecia ed Eurogruppo, si riaprirà il waiver e la Bce potrà anche acquistare titoli greci nell’ambito del quantitative easing».
Draghi ha aggiunto che Varoufakis deve smetterla di parlare di fallimento un giorno sì e l’altro pure…
«La foga verbale incontrollata crea tensioni sui mercati di cui non si sente il bisogno. Draghi non poteva non farlo presente».
Oltre all’incognita greca sul Qe aleggia il timore che la Bce non trovi abbastanza titoli da acquistare visto che non ne comprerà con tasso peggiore del – 0,2%. Sono giustificati?
«No. Semmai l’aver fissato il limite dei tassi negativi oltre il quale non si compra più, un problema che riguarda soprattutto la Germania i cui bund sono vicini a quella soglia, spingerà a comprare titoli a scadenza più lunga, il che provocherà uno “schiacciamento” verso il basso anche degli interessi sui buoni ventennali o trentennali per effetto della domanda. E’ da escludere che la Bce non trovi titoli: magari dovrà pagarli cari, provocando appunto il ribasso dei tassi».
Tutto questo deve suonare come musica per i Paesi fortemente indebitati come il nostro?
«Ci sarà un forte risparmio sugli interessi. C’è poi un fattore di stimolo per il mercato dei capitali ad allocare le risorse diversamente dai buoni del Tesoro visto che rendono così poco, prestando fondi alle aziende o comprando azioni. Però, attenzione: non bisogna parlare di “tesoretto”, come troppo spesso è avvenuto in passato. Per assicurare la sostenibilità del debito pubblico i tassi d’interesse devono scendere al di sotto della crescita del Pil nominale (crescita reale più inflazione). In Italia i Btp potranno anche scendere sotto l’1%, ma la crescita prevista per quest’anno non supera questo livello, mentre dovrebbe essere superiore. Solo se si riesce a aumentare la crescita, in particolare con le riforme, e a uscire dalla deflazione, il debito si riduce a ritmo sostenuto e si liberano risorse per allentare la restrizione fiscale».
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