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Bini Smaghi si dimette dalla Bce

di Dino Pesole

Dimissioni dal board della Bce, per la cattedra ad Harvard, almeno per ora. Il comunicato con cui ieri sera la stessa Banca centrale europea ha dato notizia della decisione appena comunicata da Lorenzo Bini Smaghi, chiude una lunga, tormentata vicenda, che di fatto si trascinava dalla scorsa estate quando la candidatura di Mario Draghi al vertice dell'Eurotower ha ricevuto il timbro dei capi di Stato e di governo.

Nella nota si da conto che Bini Smaghi ha informato Draghi che si dimetterà «dalla sua posizione prima della scadenza del termine del 31 maggio 2013 per entrare a far parte del Center for International Affairs del l'Università di Harvard dal primo gennaio 2012». Il ringraziamento di Draghi non è parso rituale: l'economista fiorentino «ha sostenuto l'indipendenza della Bce», fornendo un «eccezionale contributo» al lavoro della banca centrale.

Giorgio Napolitano dal Quirinale si unisce senz'altro agli apprezzamenti di Draghi: «Il dottor Lorenzo Bini Smaghi ha dato limpida conferma del suo attaccamento al principio e al valore dell'indipendenza della Banca centrale europea». Decisione – fa sapere Napolitano – cui Bini Smaghi è giunto «in piena libertà e dando prova di assoluto disinteresse personale. Desidero rivolgergli un vivo ringraziamento per i servigi resi in questi anni alla causa europea, cui l'Italia è indissolubilmente legata».

Spazio dunque al candidato francese, condizione precisa posta dallo stesso Sarkozy nel sostenere l'ascesa di Draghi al l'Eurotower, per onorare la prassi e gli accordi non scritti tra i membri dell'eurozona, in base ai quali non possono coesistere due membri del board espressi da uno stesso Paese. Bini Smaghi ha resistito invocando il rispetto dell'autonomia della Bce nei confronti dei governi. Atteggiamento che ha irrigidito non poco Sarkozy, come emerso chiaramente negli ultimissimi vertici europei. Del resto era stato lo stesso Silvio Berlusconi ad assicurargli che le dimissioni sarebbero giunte in tempi rapidi. Ora si volta pagina, e per Bini Smaghi oltre al prestigioso incarico accademico, si aprono certamente altre strade. Per il banchiere fiorentino sarebbe pronta la poltrona di presidente dell'Antitrust. Ma le indiscrezioni circolate ieri lo davano anche come possibile ministro del costituendo governo Monti. L'attuale numero uno dell'autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, in sella dal marzo del 2005, è indicato in uscita per approdare a palazzo Chigi come prossimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Napolitano sull'intera vicenda ha mantenuto un atteggiamento di massima vigilanza e discrezione al tempo stesso. Nel lungo e riservato colloquio al Quirinale, lo scorso 28 ottobre, ha comunque fatto sapere di non aver esercitato «alcun pressing» per indurre Bini Smaghi alle dimissioni. Troppo delicata e complessa la questione, che si è intrecciata con la sostituzione di Mario Draghi alla guida della Banca d'Italia. Nel pieno delle trattative e dei veti incrociati tra Berlusconi e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il premier aveva prospettato a Napolitano la soluzione Bini Smaghi. Ma il capo dello Stato lo ha invitato a «ponderare bene» le conseguenze di questa scelta, soprattutto per la dichiarata contrarierà del Consiglio superiore di Via Nazionale a una scelta che non assicurasse continuità e autonomia. Alla fine con la nomina di Ignazio Visco, e ora con le annunciate dimissioni di Bini Smaghi, il complesso puzzle si è ricomposto.
 

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