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«Bini Smaghi lasci la Bce»

di Rossella Bocciarelli

Un responsabile e spontaneo passo indietro. È quello chiesto ieri dal Governo a Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano dal board della Bce, in modo da consentire alla Francia di fare entrare un suo esponente e dare l'appoggio per la nomina di Mario Draghi alla presidenza. A spiegarlo è un comunicato arrivato in serata da Palazzo Chigi, dopo che nel pomeriggio su sollecitazione dei giornalisti il premier Silvio Berlusconi, senza troppi giri di parole aveva dichiarato: «Io e Letta abbiamo un appuntamento con Lorenzo Bini Smaghi. Stiamo parlando del fatto che per ottenere dalla Francia l'assenso alla candidatura di Mario Draghi ci deve essere nella Bce la presenza di un francese, il che potrebbe avvenire con le dimissioni di Bini Smaghi dal board. C'è quindi una richiesta ufficiale del Governo a Bini Smaghi di dimissioni».

Ma in realtà la richiesta avanzata nel colloquio, come ha poi precisato la nota di Palazzo Chigi, non voleva avere nessun carattere di intrusione nell'autonomia e nell'indipendenza dell'Eurotower: «Nel colloquio – si spiega – in previsione della prossima nomina di Mario Draghi a presidente della Banca centrale europea, il presidente Berlusconi ha chiesto al dottor Bini Smaghi di compiere spontaneamente e reponsabilmente un passo indietro, dando le proprie dimissioni, nel pieno rispetto dell'autonomia della Banca centrale europea». La nota prosegue ricordando che la candidatura di Draghi è stata condivisa all'unanimità dai ministri dell'Economia della Ue nonchè dal Parlamento europeo e che deve essere ratificata dal Consiglio dei capi di Stato e di governo della prossima settimana. Viene inoltre sottolineato che «una regola non scritta della Bce suggerisce l'opportunità di assicurare la presenza nel proprio board di un solo rappresentante di ciascuno dei principali paesi dell'area dell'euro». Poi, la conclusione: «In nome, quindi, della solidarietà europea, ovvero del principio che ha guidato tutto il percorso professionale del dottor Bini Smaghi, il presidente Berlusconi ha chiesto al dottor Bini Smaghi un preciso atto di responsabilità nei confronti delle istituzioni europee e del suo Paese».

È una di quelle esortazioni alle quali è difficile dire di no, anche perchè vi si lascia intendere che dell'atto di responsabilità il Governo terrà debito conto di qui a novembre, termine entro il quale Draghi assumerà l'incarico di presidente della Bce. Del resto, per Bini Smaghi si è parlato nelle scorse settimane di ingresso nel Direttorio o anche di un posto di numero due a via Nazionale. Non è un mistero, invece, che per l'incarico di Governatore altre candidature sembrano in questo momento più forti: da un lato c'è l'ipotesi della successione per linee interne, che Draghi preferirebbe e che sembra convergere sul nome di Fabrizio Saccomanni; dall'altro c'è la candidatura dell'attuale direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, sostenuta dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. La decisione, come si sa, spetta al presidente del Consiglio, dopo aver sentito il Consiglio dei ministri ma è disposta dal Presidente della Repubblica: decisivo, quindi, sarà il punto di vista del Colle.

Quanto a Bini Smaghi, che nel pomeriggio aveva lasciato Palazzo Chigi senza fare dichiarazioni, ha sinora fatto capire di non voler prendere in considerazione, in cambio della rinuncia anticipata al posto nel board dell'Eurotower altre posizioni che non siano da considerare di pari rango (l'unico incarico equivalente sarebbe la poltrona di Governatore della Banca d'Italia). Anche ieri durante un convegno in Vaticano l'economista, dopo aver citato il martire dell'indipendenza dal potere politico Thomas More, aveva sottolineato che il mandato per i componenti del board della Bce è di 8 anni e che il suo scade solo il 31 maggio 2013. Precedenti di dimissioni prima che siano trascorsi gli otto anni canonici a Francoforte, peraltro, si sono verificate in passato, come quando Christian Noyer si fece da parte al momento dell'elezione di Trichet.

 

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