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Bini Smaghi: “La Bce offre una chance unica Italia ancora in ritardo in vigore solo il Jobs Act”

«Il dato sulla disoccupazione è confortante, certo, eppure ancora insufficiente. Altrettanto vale per le cifre sulla ripresa prevista del Pil nel primo trimestre, quel +0,1% indicato dall’Istat che sfigura rispetto alla ben più robusta crescita della maggior parte dei partner europei». Lorenzo Bini Smaghi, l’economista italiano recentemente nominato presidente della francese Societè Generale, non vuole sottovalutare l’importanza di questa quasi lenta ma quasi miracolosa resurrezione italiana. Ma da conoscitore dell’interazione fra politica monetaria ed economica, ricorda: «Più di quello che sta facendo, la Bce non potrà fare. Ora sta tutto ai Paesi, alle loro scelte interne. Purtroppo bisogna riconoscere che chi ha fatto con più coraggio le riforme ora sta cogliendo frutti migliori».
A quali Paesi si riferisce?
«A tanti, non solo alla Germania. Quelli che hanno condiviso con l’Italia la maggior gravità della crisi, ora stanno risorgendo con più rapidità. Le stime della Commissione europea parlano di un +1,3% per il Portogallo, +1,7 per la Spagna, +3,6 per l’Irlanda. L’Italia invece sembra essere inchiodata a quel +0,6%, che magari potrà essere limato verso l’alto di qualche decimale ma denota uno sviluppo assolutamente deludente per un Paese, il nostro, che ha perso più di tutti nella crisi, a parte la Grecia: il 10% di Pil e il 25% di produzione industriale. E mentre tutto questo accade, ripeto, le condizioni monetarie sono favorevoli come mai è accaduto nella storia. L’occasione non si ripeterà».
Cos’è che blocca lo sviluppo dell’Italia?
«Il passo delle riforme è migliorato rispetto al passato ma è ancora troppo lento. Il Jobs act è una buona legge, che probabilmente dispiegherà effetti positivi almeno a giudicare dall’attenzione con cui le aziende stanno attendendo i decreti attuativi. Ma è una. E la pubblica amministrazione, la corruzione, la giustizia civile, la burocrazia? Non basta qualche liberalizzazione, il cui effetto in termini di sviluppo poi è tutto da verificare. Ma poi c’è un’altra considerazione, forse la più importante: non tutto può accadere per legge. La responsabilità della crescita sta anche alle parti sociali. Imprese e sindacati devono adoperarsi con maggior capacità proattiva per creare le condizioni di miglioramento della competitività e della produttività: quest’ultima è rimasta piatta per anni ed è prevista solo in lieve ripresa contro aumenti dello 0,6 in Spagna, dell’1,4 in Irlanda e via dicen- do. Da noi si continua a fare affidamento, per dirne una, sui contratti collettivi mortificando la contrattazione aziendale che è invece essenziale per stimolare la produttività».
Ieri addirittura Mattarella è volato in Germania per sollecitare un cambiamento di rotta. Con quali speranze?
«Il presidente Mattarella è persona troppo accorta per andare a dare lezioni ai tedeschi. Sa che non possiamo permettercelo. Meno che mai lo potremo se non sapremo cogliere l’opportunità che ci viene offerta dalla Banca centrale. Certo, l’Europa deve crescere di più, ma nei fatti già ha cominciato a farlo».
Perché il Wall Street Journal scrive che il quantitative easing europeo non riuscirà perché la Bce non troverà abbastanza bond da comprare a questi valori così alti, contraltare dei tassi bassi?
«E’ un discorso che non sta in piedi. I bond verranno comprati, anche a prezzi alti. Di fatto, maggiore è la riluttanza a vendere titoli di Stato, tanto più i prezzi stessi si alzeranno. Dunque si ridurranno ulteriormente i tassi, che già sono bassi. Non mi stupirei di vedere i Btp sotto l’1% nel giro di poco tempo. A quel punto le banche saranno spinte a utilizzare la liquidità a favore dell’economia reale perché l’alternativa sarà solo tenere i fondi depositati presso la stessa Bce, che però garantisce un rendimento negativo del – 0,2%. Ecco perché le condizioni sono irripetibili. Il Paese deve assolutamente cogliere l’opportunità accelerando le riforme più di quanto ha fatto finora, anche tenendo meno conto delle lobby conservatrici ».
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