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Bim, la «cordata» studia nuova offerta dopo lo stop Bce

Ripartirà dalle osservazioni della Bce, la cordata di imprenditori interessata all’acquisizione di una quota di maggioranza di Bim. Dopo l’altolà inviato la scorsa settimana da Francoforte all’indirizzo del gruppo di investitori capitanati da Pietro D’Aguì – vicepresidente e storico azionista dell’istituto -, ieri la cordata ha comunicato alla stessa Bce di voler ritirare la domanda di autorizzazione all’acquisto del 51 per cento. Ma nel contempo, la stessa cordata ha reso noto di voler formulare «una nuova istanza» che terrà conto «delle indicazioni e dei rilievi formulati dalla Bce».
La scorsa settimana gli uomini della Vigilanza avevano comunicato l’intenzione di negare l’ok all’operazione, concedendo però ai potenziali acquirenti la possibilità di presentare contro-deduzioni entro il 19 giugno. In particolare, Bce e Banca d’Italia avrebbero sollevato perplessità sull’effettivo possesso dei requisiti di onorabilità previsti dalla Crd IV da parte di alcuni componenti della cordata che puntava ad acquistare Bim da Veneto Banca per 289 milioni. Le osservazioni della Bce avrebbero riguardato alcune pendenze giudiziarie relative alla vecchia gestione Bim, e in particolare alcune vicende precedenti all’acquisizione nel 2010 da parte di Veneto Banca, legate al crack del gruppo dell’immobiliare Coppola, quando l’intero cda di Banca Intermobiliare finì sotto indagine. Inoltre, la Bce avrebbe mosso perplessità – in virtù dell’articolo 23 della Crd IV – anche sulla solidità finanziaria di alcuni componenti della cordata acquirente.
Se l’altolà della Bce ha provocato un ribasso superiore al 13%, ieri le azioni hanno segnato un rialzo attorno al 2 per cento, a quota 3,90 euro.
Resta da capire ora quali possano essere le contromosse che intendono adottare gli investitori (tra cui figurano diversi nomi noti della finanza italiana, tra cui la famiglia Segre, Carlo De Benedetti, Luca Cordero di Montezemolo, la famiglia Giovannone e un fondo di private equity, Duet Bim, società di diritto irlandese). Tra le ipotesi che circolano sul mercato c’è quella di un forte ridimensionamento degli investitori finiti nel mirino della Vigilanza, da bilanciare o con l’ingresso di nuovi azionisti o con la “spalmatura” del capitale rimanente sugli altri soci di cordata. Difficile però che, in assenza di un vero cambio di rotta nell’impianto della compagine, Bce e Banca d’Italia possano superare le loro perplessità e dare il placet al deal. Se non è chiaro entro quando vedrà la luce la nuova proposta, fonti vicine a Bim segnalano che «c’è tempo fino al 30 settembre» perchè gli acquirenti possano riformulare una nuova proposta a Veneto Banca. Che, nel frattempo, rimane alla finestra: la (mancata) cessione varrebbe attorno a 50 punti base di Cet 1. Una quota che però sarebbe stata sostanzialmente compensata dalla cessione della quota detenuta in Icbpi.

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