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Bim e convertendo così Veneto Banca si ricapitalizzerà

L a vendita di Banca Intermobiliare da chiudersi al più tardi per giugno, la conversione del bond da 350 milioni che verrà deliberata dal cda di febbraio e arriverà in assemblea ad aprile per la determinazione del concambio. I pilastri su cui Veneto banca, l’istituto di Montebelluna guidato da Vincenzo Consoli ha eretto il piano di rafforzamento patrimoniale sono noti. Tutto sta ora a capire in che tempi si realizzerà l’intera manovra. Via Nazionale ha chiesto all’istituto di portare il common equity tier 1, dal 7 all’8%, che in cifre significa un rafforzamento che sta tra i 250-300 milioni di euro. Ma Consoli ha disegnato un piano più ambizioso: vuole innalzare l’asticella del ratio patrimoniale di 240 punti base, per portare il Cet1 entro inizio estate al 9,4%, e trovarsi così ad avere una banca adeguata anche per i test della Bce. A corollario delle due operazioni fondamentali ci sono anche la vendita di un pacchetto di non performing loan per totali 250 milioni (la metà circa pari a 140 milioni è stata chiusa la settimana scorsa) e l’ipotesi di realizzare un fondo con Prelios per la gestione e la vendita di alcuni asset immobiliari (anche se su questo punto forse le trattative si sono un po’ raffreddate). Degli ultimi dieci anni di storia della banca di Montebelluna, che Consoli ha gestito con una politica dinamica di acquisizioni, questo è forse il momento più complesso. La seconda ispezione di Bankitalia ricevuta nel corso del 2013 avrà un impatto forte anche sui conti. Quanto consistente sarà non è ancora possibile saperlo, ma già nel secondo semestre 2013 (l’ispezione si è chiusa formalmente ad agosto) erano state richieste da Via Nazionale rettifiche per 209 milioni di euro. «La parte alta del conto economico è buona – dice Consoli – il risultato lordo di gestione è leggermente inferiore rispetto al dato 2012. Non sappiamo ancora quale sarà l’impatto degli accantonamenti. In questo momento più prudenti si è, meglio è. Però non siamo in grado di dire se saremo in utile». E così il banchiere si troverà ad affrontare l’assemblea dei soci di primavera con un secondo anno non brillante, dopo il rosso del 2012 (il primo della storia dell’istituto). E non solo quello. La conversione del cosiddetto soft mandatory, il prestito obbligazionario convertibile emesso a gennaio 2013, non è detto scivoli via liscia. La pezzatura media del bond è molto piccola, circa 15mila euro. E alla conclusione del collocamento la stessa banca aveva evidenziato come la parte più consistente dei sottoscrittori fossero appunto famiglie e piccole imprese. Resta, dunque, l’incognita su quale sarà la reazione degli obbligazionisti che si vedranno richiamare il bond e trasformarlo (almeno in parte) in azioni a circa un anno dalla sottoscrizione. Al riguardo Consoli tranquillizza «stiamo valutando cosa fare per gli obbligazionisti, avranno diritto ad un premio sulla conversione e vediamo se eventualmente optare per un rimborso misto, una parte cash ed una titoli ». L’ipotesi iniziale di quel prestito era di tenerlo come buffer di capitale, ma le richieste di Bankitalia hanno giocoforza imposto una virata. E da qui alla prima parte del 2014 gli esami saranno continui. È in corso l’asset quality review (cioè l’analisi degli attivi di bilancio) della Bce nei principali 15 istituti di credito italiani (Veneto Banca è dentro la rosa). «I nostri attivi sono rappresentati per l’85% da crediti alle imprese. Abbiamo alcune partecipazioni tra cui Palladio. Ma per noi resta strategica ». Mentre nulla di ufficiale circa la posizione in Ferak, di cui l’istituto di Montebelluna è socio ed esclusivo finanziatore di Effeti (jv tra la holding in cui figurano anche Palladio, la famiglia Amenduni, Finint e gli Zoppas) nell’acquisizione del 2,2% di Generali. Un finanziamento di 340 milioni di euro che ha come collaterale proprio i titoli del Leone (al valore di 18 euro ndr.). Da quel che risulta un disimpegno di Veneto Banca da Ferak è, in questo momento, improbabile.

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