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In bilico le norme su subappalti liberi e massimo ribasso

Il governo accelera sulla cabina di regia per il Recovery, illustrata ieri dal premier ai capidelegazione prima di partire per Bruxelles, ma fa retromarcia sul decreto Semplificazioni.
La levata di scudi del Pd e dei sindacati (con le imprese di Confindustria per una volta d’accordo) sulla liberalizzazione del subappalto e le gare al massimo ribasso ha spinto palazzo Chigi a fermare i motori e a ridisegnare la rotta. Orientandosi — è questa al momento una delle ipotesi più accreditate — verso uno stralcio della norma sui subappalti, come richiesto dal segretario Enrico Letta nel vertice mattutino con lo stato maggiore dem («Hanno ragione i sindaci, bisogna coniugare velocità e legalità, senza trascurare la sicurezza sul lavoro, ho fiducia che il governo saprà trovare un equilibrio »). Tale materia dovrebbe dunque uscire dal Semplificazioni e confluire nella legge delega sul Codice degli appalti, mentre il Dl ora in discussione potrebbe prorogare la soglia del 40% alzata lo scorso anno dallo Sblocca-cantieri. Idem sul massimo ribasso, contro cui pure il M5S si è schierato: si dovrebbe cioè restare sull’indicazione comunitaria dell’offerta economicamente più vantaggiosa, tenendo conto anche dell’aspetto qualitativo. Due modifiche pensate per venire incontro alle opposte obiezioni dei partiti di maggioranza, tutti concordi sulla necessità di sburocratizzare ma divisi sul come farlo. Il capo del governo tornerà a incontrarli (forse giovedì) per provare a chiudere il testo. Del resto «quella circolata è solo una bozza, ci stiamo ancora lavorando », precisano fonti di governo: significa che prima dell’approdo in Cdm, slittato di una settimana, sono possibili altri cambiamenti.
Quella che invece non subirà ritocchi è l’architettura della cabina di regia per mettere a terra i 248 miliardi del Recovery, imperniata sulla centralità assoluta del premier (così da non scontentare nessun partito). Ci saranno infatti tre livelli, più due tavoli laterali. Il primo livello, ossia la cabina di regia in senso stretto, deputata a stabilire priorità e indirizzi generali, sarà a “geometrie variabili”: toccherà a Draghi convocare di volta in volta i ministri competenti, che ruoteranno in base alla materia affrontata. Una struttura fondata sul ruolo di garanzia dell’attuale presidente del Consiglio, che potrebbe però entrare in crisi ben prima del 2026, con la fine del governo d’unità nazionale e l’avvento di un esecutivo di coalizione.
Il secondo livello è invece rappresentato dalla segreteria tecnica con sede a Palazzo Chigi, che farà da supporto al lavoro della cabina politica a geometrie variabili. Il terzo livello è quello del Tesoro, di monitoraggio e vigilanza contabile, dove si verificheranno le spese e si farà la cruciale rendicontazione a Bruxelles (indispensabile per il flusso dei fondi). Qui saranno il direttore generale del Tesoro Rivera e il Ragionerie generale Mazzotta ad aver la responsabilità del meccanismo che tecnicamente sarà guidato dall’esperto di fondi europei Carmine Di Nuzzo.
A latere, saranno poi approntati due tavoli: uno con le Regioni e uno con le parti sociali, al quale parteciperanno sindacati e imprese. A supporto della governance, infine, potrebbero entrare in campo due ulteriori task force, chiamate a vigilare e a dare impulso ai progetti-chiave del Pnrr sulla transizione ecologica e digitale.
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