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In bilico il futuro di 460mila Pmi con 1 milione di lavoratori

Sono 460mila le piccole imprese a rischio chiusura, l’11,5% del totale. A metterle in difficoltà sono principalmente la perdita di fatturato e la perdita di liquidità causate dalla crisi sanitaria. Con loro sparirebbero circa un milione di posti di lavoro e si perderebbe un fatturato intorno agli 80 miliardi di euro. È questo lo scenario rilevato dal secondo Barometro Censis-commercialisti sull’andamento dell’economia italiana, presentato ieri, che ha visto coinvolti 4.600 commercialisti.

A settembre, tra le aziende con meno di 10 addetti e con un fatturato inferiore al mezzo milione di euro, si registrava un fatturato dimezzato per 370.000 microimprese, e in 415.000 denunciavano di essere in crisi di liquidità.

Per evitare la morte di tante piccole realtà imprenditoriali, secondo i commercialisti, è necessario eliminare la “cattiva burocrazia”, che oggi più che mai soffoca il sistema.

La categoria ha apprezzato gli aiuti messi in campo dal Governo, che sono stati richiesti e/o ottenuti dalla stragrande maggioranza delle imprese, in primis il contributo a fondo perduto e la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi.

I commercialisti però segnalano una serie di criticità, come la scarsa chiarezza delle norme o la complessità per accedere alle risorse messe in campo, che hanno ostacolato la macchina degli aiuti e che è necessario rimuovere per fronteggiare questa seconda ondata con interventi che siano efficaci ed efficienti

Alcuni numeri danno l’idea della portata assolutamente inedita ed epocale della crisi. Il 95,5% dei commercialisti del campione dichiara che tra le aziende clienti c’è stato un calo del fatturato pari o superiore al 50%. Il Barometro Censis-commercialisti parla di una «colossale sforbiciata di massa dei fatturati». Una situazione mai registrata in Italia «in tempo di pace».

Ad aggravare la situazione c’è la crisi di liquidità, il 93,3% delle aziende registra a settembre una perdita di liquidità rispetto allo scorso anno uguale o superiore del 50%.

Due le soluzioni suggerite dal presidente della categoria Massimo Miani: attribuire ai professionisti funzioni sussidiarie per snellire la burocrazia e immaginare una sorta di superbonus al 110%. Durante il webinar di presentazione del Barometro il presidente del consiglio nazionale dei commercialisti ha proposto di semplificare la burocrazia attribuendo alle professioni funzioni sussidiarie, un’idea non nuova che per ora è rimasta solo sulla carta. L’altra proposta – si veda Il Sole 24 Ore del 5 novembre – riguarda l’utilizzo dei fondi europei per rilanciare il Paese: secondo Miani immaginare una sorta di superbonus al 110% per chi ricapitalizza le aziende (in Italia i risparmi restano molto alti) consentirebbe di ridurre l’indebitamento del nostro sistema economico e, allo stesso tempo, abbasserebbe il rischio per lo Stato che si è fatto garante per i prestiti chiesti dalle aziende per fronteggiare l’emergenza.

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