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Bilancio Ue, sospeso il summit allo studio un piano con meno tagli

BRUXELLES — Gli europei sembrano arenarsi nel negoziato sul bilancio per il funzionamento dell’Unione nel periodo 2014-2020. Si tratta sia sul budget da concedere a Bruxelles per i prossimi sette anni sia sui criteri con i quali ridistribuire i soldi tra le capitali. Si intrecciano questioni interne – da Cameron pressato dagli euroscettici alla Merkel in campagna elettorale – all’esigenza di ogni Paese di far quadrare i conti. Se Cameron da settimane minaccia il veto chiedendo un drastico taglio al bilancio, gli scontenti sono molti. Monti e Hollande tra i primi. L’Italia – come ricordato ieri anche da Monti – sconta la base negoziale ereditata dal catastrofico accordo chiuso nel 2005 da Berlusconi, che sul più bello abbandonò il negoziato per tornarsene in albergo. Ufficialmente “per lavorare”.
La Commissione Ue proponeva un tetto di spesa di 1.047 miliardi, cifra in linea con gli standard attuali ma subito impallinata. Innanzitutto da Cameron, che si è spinto a chiedere 200 miliardi di tagli (facendo temere di voler usare il bilancio per uscire dalla Ue) appoggiato dai soliti falchi: il finlandese Katainen, lo svedese Reinfeldt e l’olandese Rutte. La Merkel può così mediare su un taglio di 100 miliardi. Per ora troppi per ottenere l’ok del blocco dell’Est alleato a Spagna, Grecia e Portogallo, i paesi che più beneficiano dei fondi Ue. Con loro l’Europarlamento.
L’Italia è contraria alle sforbiciate ma soprattutto guarda ai saldi. Già oggi riceve 5 miliardi all’anno in meno di quanto versa a Bruxelles e con la bozza di compromesso presentata la scorsa settimana dal presidente Van Rompuy (80 miliardi di tagli totali) insieme alla Francia ne esce a pezzi: Roma perderebbe 4,5 miliardi all’anno sul fronte agricolo e il 20% dei fondi per coesione e sviluppo (soldi per il Sud). Arrivando al summit Monti conferma il veto annunciato martedì dal suo plenipotenziario, il ministro Moavero: «Non accetteremo soluzioni inaccettabili – dice il premier – l’Italia è stata sproporzionatamente danneggiata». Il Professore entra a negoziare scortato da Moavero e dai ministri Barca e Catania per avere una consulenza su fondi e agricoltura.
Hollande dice di volere un compromesso. La Merkel spinge per i tagli e dice che «forse sarà necessaria una seconda tappa», ovvero un altro summit nel 2013 (perché no, preceduto da un accordo a 26 che metta Cameron alle strette). E così la giornata va via in “confessionali” tra Van Rompuy e i leader e bilaterali varie. Monti vede la Merkel, Hollande, Rajoy, Coelho, Schulz e la coppia Barroso-Van Rompuy. Il premier si batte su agricoltura e fondi, ma se non riuscirà a ottenere soldi è pronto a chiedere che l’Italia non contribuisca più a pagare il british rebate, lo sconto ottenuto dalla Thatcher negli anni ’80. La cena (il primo contatto a 27) slitta alle 11 di sera, dopo 14 ore di bilaterali. Van Rompuy porta la nuova bozza di compromesso. Parla di «soluzione equilibrata a portata di mano sulla base di una proposta sobria, come richiedono i tempi» e congeda i leader che si rivedranno oggi a pranzo. Per gli sherpa una notte per studiare le carte. L’ammontare complessivo non cambia, si lavora sulle singole voci. L’Italia recupera qualcosa su agricoltura e coesione. Monti uscendo parla di «segnali di attenzione», ma non si sbilancia sulla bontà della proposta (troppo fresca) e sulla possibilità di accordo: un fallimento «non sarebbe un dramma». E ribadisce: pronto al veto. Hollande si dice «insoddisfatto », la Merkel drammatizza: «Dubito che troveremo un’intesa, al massimo avanzeremo un po’».

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