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E con il nuovo bilancio Ue l’Italia può perdere 42 miliardi

C’è un negoziato che rischia di danneggiare l’Italia più di qualsiasi diktat europeo su deficit e debito: è quello sul prossimo bilancio dell’Unione, con Roma che rischia di perdere dai 12 ai 42 miliardi di fondi strutturali nel quinquennio 2020-2025. Sono i soldi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno o con i quali le regioni del Centro e del Nord finanziano ricerca, università, formazione e welfare. Con le trattative che entreranno nel vivo in primavera, quando l’Italia sarà impegnata nel dopo elezioni con il rischio di farsi trovare distratta nel momento cruciale.
Il bilancio 2014-2020 dell’Unione valeva circa 1.000 miliardi, l’1,014% del Pil dei Ventotto, dai quali l’Italia riceveva 42,6 miliardi di fondi strutturali. Un modo per recuperare parte di quanto versato alle casse di Bruxelles da un contributore netto, ovvero uno dei grandi Paesi che danno alla Ue più di quanto ricevono. Ad esempio, tra il 2009 e il 2015 Roma ha registrato un saldo passivo di 5,4 miliardi l’anno. Ma la situazione potrebbe peggiorare. La Commissione Ue ha appena preparato una serie di documenti che segnano la base di partenza delle trattative per il bilancio 2020-2025. Con la Brexit Bruxelles perderà il 14% del suo bilancio che veniva versato da Londra. In più ci sono nuove politiche da finanziare, centrali anche per l’Italia, come migranti e difesa comune. Insomma, la torta si rimpicciolisce e le bocche da sfamare aumentano.
La Commissione cercherà di ridurre le perdite con una serie di tagli alla spesa, ma senza un aumento dell’assegno dei contributori netti sarà difficile coprire il buco. E che paesi come Italia, Francia o Germania in tempi di populismo accettino di pagare di più appare inverosimile. Così i servizi dell’esecutivo comunitario hanno preparato tre diversi scenari per finanziare istituzioni e politiche europee. Il primo appunto mira a tenere il bilancio invariato, ma sembra impossibile. Il secondo, il compromesso più accreditato, prevede un taglio del 15% dei fondi strutturali (26% contando l’inflazione). In questo caso regioni come Lombardia, Piemonte, Emilia o Veneto perderebbero 11,9 miliardi. Resterebbero i fondi al Mezzogiorno, ma nei documenti riservati Bruxelles apre alla possibilità di accogliere la proposta tedesca di vincolare l’erogazione al rispetto dei parametri su conti pubblici e riforme, rendendo tutto più difficile per l’Italia. Infine il terzo scenario, il più estremo, vede un taglio ai fondi del 30% (39% reale). A quel punto anche il Sud perderebbe i soldi, con un danno aggiuntivo di 31 miliardi che sommato alla perdita per il Nord farebbe piazza pulita dei 42 miliardi che l’Italia incassa dal bilancio Ue. A beneficiare dei fondi di coesione resterebbero i paesi dell’Est, gli stessi che in questi anni hanno rifiutato qualsiasi forma di solidarietà sui migranti. Si studiano meccanismi per bilanciare meglio le perdite, ma al momento non sono ancora chiari.
La Commissione presenterà la proposta definitiva a maggio, con la decisione finale dei leader attesa entro le Europee 2019. È già chiaro che le trattative per limitare le perdite saranno aspre visto che anche paesi come Francia, Belgio, Spagna e Germania rischiano tagli pesanti. A meno che i governi non accettino di creare delle tasse i cui proventi andrebbero alla Ue, come quelle su web, transazioni finanziarie ed emissioni. Balzelli non amati da tutte le capitali. Per limitare i danni il Comitato delle regioni Ue ha lanciato un’Alleanza per la coesione alla quale aderiscono diversi enti territoriali del continente, sostenuta anche da governo e governatori italiani. Ma la partita sarà dura, con il rischio di un tutti contro tutti finale.
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