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Bilancio e Recovery, i leader Ue studiano piani alternativi

Il futuro del prossimo bilancio comunitario resta drammaticamente incerto dopo che Polonia e Ungheria hanno deciso di interrompere l’iter di approvazione per via di un regolamento che vincola l’esborso di fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. Aumentano tuttavia le pressioni sui due paesi. La Commissione europea si sta preparando a un eventuale esercizio provvisorio, lasciando anche trapelare la possibilità di creare il Fondo per la Ripresa a 25, e non più a 27.

Parlando ieri durante una conferenza parlamentare, la cancelliera Angela Merkel ha tratteggiato un quadro ancora incerto, a una settimana dal prossimo vertice europeo di metà mese. «È necessario che tutte le parti scendano ad un compromesso» sul bilancio europeo (1.100 miliardi su sette anni) a cui è associato il Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro. Il summit del 10 e 11 dicembre, ha detto la signora Merkel, sarà «molto importante» e «dovremo lavorare fino all’ultimo giorno» per arrivare a un accordo.

Intanto ieri la Commissione ha spiegato che si sta preparando all’esercizio provvisorio. Un esponente comunitario ne ha precisato i contorni. Prima di tutto, gli impegni finanziari coprirebbero solo quei programmi già esistenti, con una propria base legale. Mancheranno all’appello tra gli altri le politiche di coesione, il Fondo per una equa transizione climatica, le politiche sanitarie, la ricerca, il programma Erasmus, il controllo delle frontiere esterne. Preservati sarebbero tra gli altri solo la politica estera, il primo pilastro della politica agricola comune, le operazioni di protezione civile, e gli aiuti umanitari.

Il bilancio europeo si basa su impegni (ossia promesse di pagamento) e pagamenti (vale a dire denaro effettivamente versato). In questo ottica, e sulla base dei programmi che andranno a scadere, un eventuale esercizio provvisorio comporterebbe nel 2021 un taglio dei pagamenti di 25-30 miliardi di euro. Inoltre, è da precisare che gli sconti previsti nel bilancio 2014-2020 a favore di alcuni paesi (i cosiddetti rebates) andrebbero a scadere, in assenza di accordo sul nuovo quadro finanziario.

La Commissione sta anche valutando se sia possibile creare il Fondo per la Ripresa «in un quadro comunitario» a 25, chiedendo quindi ai governi di versare delle garanzie che permetterebbero all’esecutivo comunitario di prendere a prestito sul mercato. Ha spiegato l’esponente comunitario. «Tra le altre cose, sono possibili soluzioni ex articolo 122 dei Trattati», una norma che prevede la possibilità per l’Unione di concedere “assistenza finanziaria” in «circostanze eccezionali».

È chiaro che l’establishment comunitario, e in primis la presidenza tedesca dell’Unione, sta mettendo sotto pressione la Polonia e l’Ungheria, ricordando loro indirettamente che sarebbero tra i principali perdenti, nel caso fossero esclusi dal Fondo per la Ripresa. Peraltro, senza un accordo sul bilancio comunitario 2021-2027, è improbabile che i Ventisette possano decidere al prossimo summit di portare l’obiettivo di taglio delle emissioni nocive dal 40 al 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990), come proposto dalla stessa Commissione.

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