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Bilancio e diritti dei lavoratori i paletti della Ue alla trattativa

Nell’istante in cui l’ambasciatore inglese presso la Ue, Tim Barrow, avrà consegnato la lettera firmata da Theresa May, con l’attivazione formale dell’articolo 50 del Trattato, partiranno i due anni utili a negoziare la rottura del matrimonio tra Londra e Bruxelles celebrato nel 1973. Pochi minuti più tardi lo stesso Tusk insieme al numero uno della Commissione, Jean-Claude Juncker, emetterà un comunicato nel quale Bruxelles esprimerà «rincrescimento» per la decisione britannica, escluderà tentazioni punitive ma inviterà Downing Street a non prendere come ostaggio i cittadini dell’Unione residenti nel Regno per avvantaggiarsi nel negoziato. E avranno inizio le danze.
«Noi siamo pronti», assicurava ieri il portavoce di Juncker. Entro 48 ore Tusk e Juncker recapiteranno ai governi le linee guida Ue per il negoziato. Gli europei, dopo che gli inglesi si sono presi 9 mesi di riflessioni, approfondiranno per un mese l’approccio negoziale e il 29 aprile i Capi di Stato e di governo daranno mandato al capo negoziatore europeo, il francese Michel Barnier. Le trattative dovranno essere concluse entro ottobre 2018 per procedere alle ratifiche, con l’Europarlamento che avrà diritto di veto sul testo finale. Ammesso che ce ne sarà uno: il timore di molti europei è una rottura britannica senza stretta di mano che lascerebbe liberi gli inglesi di stipulare vantaggiosi accordi bilaterali con i singoli governi. Proprio tenere uniti i Ventisette sarà uno dei crucci di Bruxelles.
L’approccio negoziale Ue è riassunto nella bozza di risoluzione del Parlamento europeo firmata da popolari, socialisti, liberali e Verdi che sarà approvata in aula mercoledì prossimo. Sette pagine che rispecchiano il mandato che i governi daranno a Barnier. Di fronte alla “hard Brexit” prospettata dalla May, l’uscita totale di Londra, gli europei fisseranno i primi paletti. Innanzitutto, «fino a quando la Gran Bretagna non lascerà l’Unione continuerà a godere di diritti e doveri » che derivano dalla sua membership. La prima preoccupazione è che Downing Street si consideri fuori dall’Europa già da domani, e non al termine dei negoziati, e abbassi i diritti dei cittadini Ue residenti usandoli come arma negoziale. «Sarebbe inaccettabile », rimarcava ieri Gianni Pittella, capogruppo del Pse a Strasburgo. L’Europarlamento chiederà a Londra di negoziare seguendo «il principio della sincera cooperazione» previsto dal Trattato. Altrimenti sarà denunciata alla Corte di giustizia, la cui giurisdizione su Londra, ricordano a Bruxelles, resterà valida sino a fine negoziato. Stesso discorso per gli oneri finanziari: gli inglesi dovranno continuare a versare il loro contributo al bilancio Ue. Queste le «priorità assolute » nel negoziato, «il trattamento equo dei cittadini europei nel Regno Unito» e l’accordo finanziario della separazione. Sul primo punto, gli europei chiederanno che «lo status dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito sia soggetto ai principio di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione rispetto a quelli dei britannici nell’Unione. Nei loro confronti deve essere applicata la Carta dei diritti fondamentali. Ogni abbassamento dei diritti dei residenti prima della fine dei negoziati è contraria al diritto europeo». Al momento non viene invece quantificato l’assegno per la separazione a carico di Londra, ma da mesi si parla di 60 miliardi. Altri punti cruciali sono la gestione dei futuri confini e soprattutto il rispetto degli accordi di pace in Irlanda del Nord. Inoltre Londra fino alla Brexit non potrà negoziare accordi commerciali con paesi terzi o dell’Ue. Guardando all’accordo finale, Strasburgo ricorda che a quel punto Londra sarà trattata da paese terzo, non godrà di benefici e non potranno esserci «intese settoriali, anche sui servizi finanziari, che diano alle imprese britanniche accesso preferenziale al Mercato unico». Se Londra opterà per l’hard Brexit, la City sarà tagliata fuori. Se invece gli inglesi faranno marcia indietro chiedendo di restare almeno nel mercato, zero concessioni: «Dovranno accettare le quattro libertà fondamentali (anche la libertà di circolazione e stabilimento, ndr), la giurisdizione della Corte e i contributi al bilancio». Il negoziato si preannuncia dei più duri.

Alberto D’Argenio

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