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Bilancio dello Ior in utile per 69 milioni

Utili ricchi per lo Ior, che aggancia il rialzo dei mercati azionari e obbligazionari e riduce i costi straordinari sostenuti per un biennio di consulenze mirate a tagliare i rami secchi e “oscuri”: 69,3 milioni di euro nel 2014, contro il misero 2,9 del 2013 (86 nel 2012). Di questo ricco utile 55 milioni andranno alla casa madre, la Santa Sede, sotto forma di dividendo, e circa 14 destinati a riserva. Le cifre approvate dal board laico, presieduto da Jean Baptiste Douville de Franssu, saranno ora sottoposte alla commissione cardinalizia – presieduta dal cardinale Abril y Castellò e di cui fa parte il Segretario di Stato, Pietro Parolin – la stessa commissione che nelle scorse settimane ha bloccato il progetto di una Sicav a Lussemburgo, poi bocciato dal Papa (vedi Sole 24 Ore 23 maggio). Lo Ior un anno fa circa era al centro di un progetto di riforma complessivo delle finanze, che ancora non è concluso. Ma dentro l’Istituto, sottoposto alla vigilanza prudenziale dell’Aif, dal 2013 è in atto un processo di riorganizzazione e pulizia: in due anni la banca ha chiuso 4.614 rapporti con suoi clienti, di cui 2.600 conti “dormienti”, 554 rapporti che non rientravano nelle categorie autorizzate (conti “laici”, dentro cui si sono quelli più sospetti) e 1.460 per naturale estinzione, mentre circa mille sono i nuovi rapporti: i clienti a fine 2014 erano 15.181. I casi di illecito che in passato hanno interessato lo Ior “sono stati denunciati alle Autorità Vaticane di competenza”. In particolare la vicenda denunciata l’anno scorso dallo Ior, emersa nel quadro della verifica interna, è quella che ha coinvolto l’ex presidente Angelo Caloia e l’ex direttore generale Lelio Scaletti per un caso di presunto peculato su operazioni immobiliari tra il 2001 e il 2008. Sulla vicenda è in corso l’inchiesta del promotore di giustizia del Tribunale vaticano, che ha anche posto sotto sequestro i conti degli indagati presso lo Ior. Il valore complessivo dei patrimoni affidati allo Ior è aumentato lievemente raggiungendo 6 miliardi, composti da 2,1 in depositi, 3,2 in gestioni patrimoniali e 700 milioni di titoli in custodia: il patrimonio netto è leggermente sceso a 695 milioni. “Una migliore qualità nei servizi ai clienti e attività meno rischiose per l’Istituto. Sono questi gli obiettivi dello Ior il cui piano strategico di lungo periodo è ad uno stadio di elaborazione molto avanzato” ha detto de Franssu, che dal luglio 2014 presiede il board. Tra le voci di maggior rilievo nel conto economico risalta il risultato netto di negoziazione, passato ma -16,5 a + 36,7 milioni, mentre il margine di interesse è un po’ calato. «Lo Ior non ha lo scopo di accumulare ricchezza, ma quello di servire onestamente e fedelmente la missione universale della Chiesa, ossia aiutare coloro che lavorano nelle vigne del Signore, spesso senza ringraziamenti e in circostanze pericolose, per sostentare, istruire, curare e diffondere il Vangelo», scrive il prelato dello Ior, Giovanni Battista Ricca, l’ecclesiastico che rappresenta l’anello di congiunzione tra la gestione e “l’azionista”.

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