Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bilancio Alitalia in utile solo nel 2016

Il nuovo piano industriale di Alitalia, come anticipato nelle scorse settimane da Repubblica, scommette sui voli internazionali e intercontinentali, sull’integrazione con tratte ferroviarie e su una guerra senza quartiere alle compagnie low cost. Ma per agire, inserendo in flotta sei aerei di lungo raggio ridisegnando la mappa dei collegamenti e rilanciando il marchio col tricolore, occorreranno treanni e tanto denaro fresco.
L’amministratore delegato Gabriele Del Torchio dovrà reperire risorse per 250-300 milioni di euro entro dicembre attraverso una ristrutturazione del debito con le banche e una politica più aggressiva sul mercato: si parte da un rilancio del marchio, con maggiore attenzione ai passeggeri del Nord Est e della Sicilia che avranno un incremento dei voli nazionali e internazionali. Sull’internazionale arrivano nuove tratte verso Nord Europa e l’Est (da Stoccolma a Budapest) mentre sul lungo raggio si aprono le porte di San Francisco, Santiago del Cile, Seoul, Shanghai, Johannesburg. In arrivo anche nuovivoli in collaborazione con Etihad, Delta e la brasiliana Gol.
Tutte strategie d’attacco che se fossero state applicate già nei primi anni di vita di Alitalia-Cai, avrebbero reso meno irto di ostacoli il percorso. Di ostacoli ce ne sono davvero molti di fronte al presidente Roberto Colaninno e al vice presidente Salvatore Mancuso che ieri hanno presentato il nuovo piano. Il primo nodo da sciogliere è quello delle alleanze — caldeggiate nei giorni scorsi anche dal governo e dal ministro Lupi — che per Colaninno «non sono all’ordine del giorno in questo momento» e che, curiosamente, sempre per il presidente, non includono nemmeno AirFrance. Il secondo problema è quello del prestito convertibile da 150 milioni che alcuni soci non hanno ancora sottoscritto — mancano 55 milioni — e che evidenzia le difficoltà finanziarie di diversi azionisti. In sostanza per arrivare ai 300 milioni necessari a fine anno si farà ricorso alle banche. Nel frattempo si punta al pareggio operativo nel 2014, quello netto nel 2015 con l’utile che si affaccerà all’orizzonte della compagnia solo a partire dal 2016.
Alitalia, nel frattempo, cambierà pelle: l’hub di Fiumicino diventerà il fulcro delle attività mentre Malpensa “guadagnerà” alcuni voli di medio e lungo raggio. Nuovo nome, livrea e “mission” pure per Air One che si accinge a diventare l’anti-Ryanair. Il vettore punterà tutto sul web, dalle prenotazioni ai check-in online, con prezzi e rotte allineati a quelli delle low cost. A proposito di Ryanair il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi plaude ad un passaggio della presentazione fatta da Del Torchio, secondo cui il vettore irlandese «distrugge posti di lavoro in Italia, invece di crearne come dice». Per Rossi «Finalmente anche Alitalia prende posizione sullo scempio Ryanair». Per Claudio Tarlazzi, leader della Uil Trasporti ci sono aspetti del nuovo piano industriale che vanno pesati: «Il tema delle alleanze è ineludibile soprattutto se si guarda alla trasformazione di questo settore. Ma il progetto di rilancio è assolutamente condivisibile».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa