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Bilancia commerciale a 4,5 miliardi per l’export miglior risultato dal 1998

ROMA — C’è un “più” tra i vari segni “meno” che segnano la crisi italiana. La bilancia commerciale archivia luglio con un avanzo di 4,5 miliardi, il miglior risultato dal luglio del 1998. Che varrebbe il triplo se fosse epurato dalla componente energia. A luglio sono aumentate sia le importazioni che le esportazioni (+0,3%), segnala l’Istat, il che è buono visto che nell’eurozona queste ultime sono diminuite del 2. Ma è un dato che nasconde molte ombre. A far brillare il made in Italy che tiene con un più 4,3% nell’anno (luglio 2011-2012) è infatti il calo dei consumi interni. Gli italiani tagliano le spese e non importa da dove arrivano le merci, tant’è che in un anno gli acquisti all’estero sono scesi del 4,3%. Luglio però ha interrotto la discesa: le importazioni sono salite del 2,9%. Una ripresina che si concentra su due settori, i beni strumentali e quelli intermedi e che «va letta positivamente », spiega Riccardo Monti presidente del nuovo Ice, perché avendo interessato i beni strumentali e i prodotti intermedi «potrebbe segnalare un ripartenza dei processi produttivi». Una lettura che non convince invece Massimo Scaccabarozzi, presidente degli industriali farmaceutici. «Sono dati preoccupanti perché se cala la produzione e aumenta l’export vuol dire che in Italia non si consuma più, un processo che noi stiamo sperimentando».
Il farmaceutico insieme a chimica, prodotti botanici, medicali e alimentari sono i settori che varcano di più le frontiere. Per farmaceutici chimico-medicinali e botanici la crescita è del 13,1%. «Noi — aggiunge Scaccabarozzi — esportiamo il 41% di tutta la produzione hi-tech italiana, ma l’export riesce solo in parte a compensare la caduta del mercato interno che è stato del 4% in un anno».
Dunque il made in Italy, visto lo stallo della domanda interna, tenta la strada dell’estero e ci riesce anche in un settore, le auto, che ha visto un crollo dei consumi interni. Volano anche gli alimentari, tant’è che Coldiretti non esita a parlare di sorpasso dell’auto da parte del cibo. Si vende e si incassa di più esportando pasta olio e vino piuttosto che moto, macchine e rimorchi. L’alimentare (che è salito dell’11,2%), ha fatto entrare in Italia 15,2 miliardi di euro, mentre dai veicoli sono arrivati “solo” 13,1 miliardi.
Cambio di passo, anche se ancora piccolo, anche verso i paesi dell’export. A luglio sono salite le vendite verso i paesi Ue (+0,8%), mentre l’export verso l’area extra Ue è in lieve diminuzione (-0,3%). I mercati più dinamici all’export sono stati i paesi dell’Asia Sud orientale (+29,6%), gli Stati Uniti (+21,8%) e i paesi Opec (+20,6%). Preoccupa invece la flessione delle vendite, in Cina (-16,6%), l’India (-8,9%) e Russia (-3%), economie che stanno rallentando la crescita. E nel rallentamento generale delle importazioni vanno giù soprattutto gli acquisti di autoveicoli (-32,9%), prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere (-16,6%) e prodotti petroliferi raffinati (-16,2%). L’auto rimane in garage.

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