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Bilanci, nei conti di fine anno opere in corso e beni merce

In vista della chiusura dell’esercizio 2012, le imprese iniziano a redigere le situazioni previsionali per valutare l’andamento del risultato civilistico e fiscale. Tra i componenti da prendere in considerazione ci sono le opere e i servizi in corso di esecuzione e i beni merce, da valutare anche alla luce dei chiarimenti dell’agenzia delle Entrate.
Opere e servizi in corso
Le opere e i servizi in corso di esecuzione al 31 dicembre 2012 sono una posta tipica delle imprese che prestano servizi sulla base di contratti di appalto o di opera, presupponendo che difficilmente alla chiusura dell’esercizio queste prestazioni saranno tutte ultimate; si pone, quindi, il problema di come dare rappresentazione contabile e fiscale alle rimanenze.
Il primo approccio è civilistico, dato che l’articolo 2426, punto 11, del Codice civile afferma la possibilità di derogare al principio valutativo del costo, tramite una valutazione che tenga in considerazione i corrispettivi contrattuali maturati. Il documento Oic 23 propone due metodi valutativi: il primo (consigliato per opere di breve durata) è quello della commessa completata, per il quale le rimanenze di opere e servizi devono essere valutate al costo rinviando la contabilizzazione dell’utile al momento della conclusione della commessa; il secondo metodo (suggerito per commesse di lunga durata) è quello della percentuale di completamento, che permette di contabilizzare in ogni esercizio il corrispettivo maturato anche se non liquidato dal committente.
Questi metodi devono poi essere coordinati con il Tuir (Dpr 917/86), che impone una valutazione più rigida: le rimanenze di opere infrannuali devono essere valutate solo al costo (articolo 92, comma 6, del Tuir) mentre quelle ultrannuali solo in base al corrispettivo maturato (articolo 93, comma 2, del Tuir). Inoltre, l’agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla materia con le risoluzioni 260/2009 e 117/10. Si possono quindi trarre alcune conclusioni. Intanto, nella maggioranza delle situazioni le somme liquidate in base allo stato avanzamento lavori devono essere considerate come acconti; è quindi necessario predisporre, per le prestazioni maturate a fine esercizio, il prospetto previsto dall’articolo 93, comma 6, del Tuir per la ricognizione del valore fiscalmente rilevante. Dall’altra parte, i costi addebitati dai subappaltatori, anche se si tratta di prestazioni non ultimate (sarebbero acconti), sono fiscalmente rilevanti nella misura in cui abbiano concorso a formare il valore delle rimanenze finali di opere e servizi in corso di esecuzione.
I beni merce
La valutazione dei beni merce è molto delicata, perché, in base alle norme civilistiche, vanno contabilizzati tra le rimanenze in base al minore tra costo di acquisto o di produzione e valore di realizzo desumibile dal mercato. La crisi del mercato immobiliare rende in molti casi necessario svalutare gli immobili per adeguare il valore al dato di realizzo, ma occorre poi decidere se il minor valore assume rilevanza anche sul piano fiscale. I dubbi nascono a causa dell’articolo 92, comma 5, del Tuir, secondo il quale la svalutazione sarebbe ammessa solo per i beni valutati non a costo specifico ma tramite i metodi convenzionali (come Lifo e Fifo). Al riguardo, la norma di comportamento Adc 168/2007 ha affermato la rilevanza anche fiscale della svalutazione degli immobili merce al valore di realizzo, tesi però non condivisa da Assonime (documento 1 del maggio 2011). La conferma del dato di realizzo tramite una stima peritale potrebbe rappresentare un documento di lavoro appropriato da inserire nel fascicolo del bilancio in corso di preparazione.
Immobilizzazioni
Le immobilizzazioni, a differenza dei beni merce, devono essere svalutate se ci sono perdite durevoli. La questione è di particolare attualità per gli immobili di impresa danneggiati dai recenti eventi calamitosi. Il documento Oic 16 puntualizza che la svalutazione (voce B 10 c) attiene a problematiche come errori di progettazione, cambiamenti tecnologici o di prodotto che hanno reso il cespite non idoneo, mentre quando affronta le perdite derivanti da eventi indipendenti dall’impresa suggerisce l’utilizzo della voce E 21 (sopravvenienze passive). Mentre la svalutazione non è fiscalmente riconosciuta (si veda la circolare 26/2012), la perdita del cespite è ammessa in deduzione in base all’articolo 102, comma 4, del Tuir. Sarebbe auspicabile che fosse riconosciuta la deduzione anche in presenza di un danno che non abbia totalmente azzerato il bene, ma ne abbia indiscutibilmente ridotto il valore d’uso.

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