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Bilanci e test Bce le banche nel mirino Il tonfo di Mps e il caso italiano

Alla fine della giornata, i segni più duri dello scombussolamento del mercato li mostrava ancora una volta il Montepaschi: -8,72% con l’azione scesa a 0,81 euro e una capitalizzazione di 4,7 miliardi, meno dei 5 miliardi di aumento di capitale realizzato a giugno. Da inizio settimana il calo è del 18%, tanto che la Consob ha vietato per oggi le vendite allo scoperto. Ma anche le altre banche sono state colpite dalle vendite: Bpm -4,8%, Ubi -3,2%, Unicredit -3%, Bper -2%, Intesa Sanpaolo -1,1%, Mediobanca -0,9%. Torna la paura sugli istituti di credito?
In effetti qualcuno comincia a temere che domenica 26 — quando la Bce pubblicherà i risultati degli esami sugli attivi di bilancio ( asset quality review , o Aqr) e gli stress test — qualche istituto verrà bocciato. E il mercato prende le contromisure, vendendo. Anche se banchieri, autorità ed esperti gettano acqua sul fuoco, perché le banche possono essere considerate separatamente dall’andamento generale dell’economia e dai segnali di frenata di tutta l’Eurozona, Germania compresa.
Gli istituti greci sono quelli che fanno più paura dopo che Fitch ha messo in guardia sulla loro vulnerabilità paventando ulteriori ricapitalizzazioni. Tanto è vero che ieri — secondo l’agenzia Reuters — la Bce avrebbe allentato i criteri richiesti alle banche elleniche per accedere alla liquidità fornita da Francoforte. Sui mercati l’ombra lunga di Atene si è proiettata sugli istituti del resto dell’eurozona, tanto che anche un colosso come Deutsche Bank ieri ha perso il 5%.
Il Montepaschi è tra le banche in bilico tra superamento e bocciatura non tanto dell’Aqr ma degli stress test, anche secondo una recente analisi di Mediobanca, anche se l’amministratore delegato dell’istituto, Fabrizio Viola, si è detto fiducioso sull’esito dei test.
C’è però chi non crede a questo scenario: «Non credo che le turbolenze siano legate all’imminente pubblicazione degli stress test», ha detto il presidente dell’Autorità Bancaria Europea (Eba), Andrea Enria, citando piuttosto come cause «il rallentamento della crescita, l’uscita annunciata della Federal Reserve dal quantitative easing, e paradossalmente anche il calo del petrolio, vissuto come un riflesso della scarsità di domanda». E anche Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit, mostra tranquillità: «Penso che il sistema delle banche italiane nel complesso passerà i test Bce. Se ci saranno problemi per alcune banche non credo che costituiranno un problema sistemico per l’Italia».

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