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Bilanci e modelli da conservare

Partono domani dalle Marche i click-day per i rimborsi Irap, ma i professionisti incaricati di gestire l’istanza telematica devono predisporre in anticipo i fogli di calcolo per spiegare i conteggi eseguiti, da conservare per eventuali futuri controlli dell’agenzia delle Entrate. Infatti, rispetto alla precedente campagna di rimborsi del 10% dell’Irap, l’attuale procedura ha calcoli molto più complessi (si veda l’esempio a destra), non esplicati dall’istanza. Proprio la complessità delle operazioni è al centro dei timori delle associazioni di imprese e artigiani.
Il passaggio più delicato è calcolare l’incidenza del costo del lavoro dipendente ed assimilato sull’imponibile Irap: va quantificato il costo, sommando varie voci del conto economico di ciascun periodo d’imposta.
Va conservata la documentazione da cui evincere come si è arrivati al risultato finale, che include il costo del lavoro, sia dipendente (inclusi contributi, premi assicurativi e tfr) sia assimilato. In questa seconda voce andranno i compensi agli amministratori e, si ritiene, le somme erogate per rimborsi forfettari di trasferte, trattamenti di fine mandato; vanno esclusi gli emolumenti a soggetti terzi recuperati a tassazione Irap ma non riconducibili al lavoro assimilato (compensi a collaboratori occasionali o associati d’opera).
Nel calcolo andrà evidenziato anche l’ammontare delle deduzioni da articolo 11 del Dlgs 446/97 portate in diminuzione del costo del lavoro, per arrivare al dato netto da confrontare con la base imponibile Irap. Da conservare anche i documenti alla base dei dati elaborati (bilanci o conti economici dai quali sono stati espunti i valori inseriti nel conteggio di incidenza del costo del lavoro sulla base Irap),tutti i documenti che attestano l’avvenuto pagamento Irap e il modello Unico del periodo d’imposta oggetto dell’istanza (rielaborato per inserire la variazione diminutiva Irap sul costo del lavoro). Questi modelli non vanno, ovviamente, inviati alle Entrate, ma sono alla base della determinazione della nuova imposta dovuta e quindi provano com’è stato determinato il rimborso.
A proposito di invio, Confartigianato e Cna si stanno preparando a effettuarlo per conto degli associati che lo richiedono.
Le categorie però non nascondono preoccupazioni: «Nessuna associazione ci ha manifestato difficoltà sul software – dice Giulio De Caprariis, vicedirettore dell’area Fisco, finanza e welfare di Confindustria –. Ma ci sono state alcune difficoltà per le imprese che, nei periodi d’imposta oggetto di rimborso, hanno eseguito operazioni straordinarie o erano in consolidato fiscale».
Claudio Carpentieri, responsabile politiche fiscali della Cna, parla di «molteplici difficoltà su specifiche tecniche e modello di istanza». Sia Carpentieri sia Andrea Trevisani (direttore Politiche fiscali della Confartigianato) parlano di calcoli complicati, soprattutto per gli anni chiusi in perdita.
Altro problema sono i tempi di rimborso. Carpentieri ricorda i cinque anni di attesa sulle domande presentate nel 2005-2006 ed è certo che ora non andrà meglio. Trevisani aggiunge che per questo le imprese, spesso se non hanno diritto a somme ingenti, rinunciano. Proprio per questo, Carpentieri prevede che i fondi stanziati per i rimborsi molto probabilmente basteranno, mentre Trevisani si mostra più prudente.

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