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Bilanci di apertura, riscrittura ad alto impatto

In arrivo costi e ricavi inattesi al momento dell’apertura dell’esercizio 2016 a causa del recepimento della direttiva 34 con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 6 agosto. La nuova normativa sarà in vigore dal 2016 e la norma concede alcune facilitazioni per la transizione: è concesso derogare dal criterio del costo ammortizzato per i titoli immobilizzati, i crediti e i debiti risultanti dal bilancio al 31 dicembre 2015 e di non adeguare la vita utile dell’avviamento iscritto nel bilancio 2015 alla nuova normativa. Tuttavia, per altre voci di bilancio si dovranno imputare al conto economico già dall’apertura gli effetti derivanti dal primo recepimento della nuova normativa.
Nel nostro ordinamento gli impatti derivanti dall’adozione di una nuova norma non hanno effetti retroattivi, a meno che sia previsto dalla legge. Tuttavia questo decreto impatta il patrimonio netto di apertura e quindi la ri-misurazione delle voci ha effetto immediato. Infatti il patrimonio di cui è dotata la società alla data di chiusura dell’esercizio costituisce il «patrimonio netto di apertura» dell’esercizio successivo: conseguentemente le voci dello stato patrimoniale 2015 saranno misurate con i nuovi criteri già al 1° gennaio 2016 con conseguenti minusvalenze/plusvalenze da valutazione.
A peggiorare la situazione interviene anche la modifica allo schema del conto economico: le plusvalenze e le minusvalenze “di apertura” confluiranno tra i componenti ordinari dell’esercizio. La nuova normativa, infatti, ha abolito i componenti straordinari dallo schema di conto economico e dunque gli effetti derivanti dal primo recepimento impatteranno sul risultato operativo 2016.
Per non essere impreparati agli effetti conseguenti alla nuova normativa ecco alcune riflessioni preliminari:
tutti i derivati in essere devono essere inventariati. Al 1° gennaio 2016 dovranno essere valutati al fair value e iscritti in contabilità come un credito (se positivo) o come un fondo rischi (se negativo) con contropartita il componente di reddito denominato “rettifiche di valore”, a meno che si tratti di operazioni di copertura;
alla fine dell’esercizio sarà necessario procedere nuovamente alla misurazione a fair value di tutti gli strumenti derivati: la variazione di fair value rispetto alla rilevazione iniziale è anch’essa contabilizzata come una “rettifica di valore”;
il nuovo criterio di misurazione dei derivati comporterà la revisione dei processi organizzativi aziendali per assicurare l’adeguatezza delle valutazioni a fair value e il monitoraggio delle variazioni di valore dei propri strumenti;
se la società ha in essere operazioni di copertura del rischio di variazione dei flussi di cassa attesi, deve decidere se utilizzare la cosiddetta “hedge accounting” per imputare la variazione di fair value del derivato non al conto economico ma nella apposita riserva di patrimonio netto. In questo caso la società dovrà attivarsi fin d’ora a predisporre le evidenze della “stretta e documentata correlazione” tra le caratteristiche dell’operazione coperta e quelle dello strumento di copertura. In altre parole, la società dovrà attivarsi per documentare l’efficacia delle proprie coperture dei rischi di variazione dei flussi di cassa attesi;
gli eventuali costi di “pubblicità” e di “ricerca applicata” capitalizzati nel bilancio 2015 dovranno essere spesati nel conto economico del 2016;
se esistono attrezzature industriali e commerciali o pezzi di ricambio valutati a valore costante sarà necessario scegliere un nuovo metodo di valutazione, perché il criterio è stato abolito. In taluni casi non potranno essere considerati rimanenze e sarà necessaria la loro diretta imputazione al conto economico;
se tra i ratei e risconti sono compresi degli aggi o dei disaggi di emissione sarà necessario calcolare gli effetti derivanti dall’applicazione del criterio del costo ammortizzato e pertanto modificare il piano di ammortamento originario.
I cambiamenti nei criteri di misurazione delle voci hanno impatto anche per le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata e per le micro imprese.
Le imprese dovranno anche valutare fin d’ora l’impatto sulla loro posizione patrimoniale, economica e finanziaria derivante dal nuovo postulato della prevalenza della “sostanza sulla forma”. Il nuovo articolo 2423-bis del Codice civile ha modificato il significato di questo principio generale che in passato aveva creato molti problemi applicativi, soprattutto perché il riferimento alla “funzione economica” spesso era associata al criterio della destinazione dell’elemento dell’attivo e del passivo considerato. Ora è chiarito che il postulato della “sostanza” deve essere riferito al contratto o all’operazione, così come è inteso nelle norme internazionali. In altre parole la “forma” cioè la qualificazione giuridica e formale dei contratti deve essere interpretata e letta per individuare la realtà economica dell’operazione: la rappresentazione contabile sarà pertanto guidata dal fine perseguito dalla società, nel contesto dell’operatività aziendale.

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