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Bilanci della Fonsai, perquisito l’Isvap Giannini indagato

Per quasi dieci anni — ovvero per quasi l’intero periodo nel quale Giancarlo Giannini è stato alla presidenza dell’Isvap — Fonsai, la compagnia assicurativa della famiglia Ligresti, non avrebbe ricevuto alcuna ispezione da parte dell’authority di vigilanza. Solo a gennaio 2011 è partita una verifica di questo tipo, sia pure «dopo aver preannunciato l’attività fin dall’agosto 2010 e ciò anche a seguito di plurime sollecitazioni», come scrive la Procura di Torino. Un trattamento differente rispetto alle altre grandi compagnie, che hanno ricevuto in media due-tre ispezioni, qualcuna anche a distanza di un anno l’una dall’altra. Il numero uno dell’authority in sostanza potrebbe aver messo in atto «inadempimenti, ritardi e financo collusioni con il management» di Fonsai, che «hanno finito per consentire a Fondiaria-Sai di esporre nei bilanci, e più in generale, nelle comunicazioni sociali, fatti materiali non rispondenti al vero».
C’è anche questo nelle carte dei pm Marco Gianoglio e Vittorio Nessi, che ieri hanno disposto la perquisizione della casa e degli uffici di Giannini — attualmente commissario straordinario dell’Isvap in attesa che l’ente venga trasformato in Ivass (istituto di vigilanza sulle assicurazioni) e finisca sotto il cappello della Banca d’Italia pur conservando l’autonomia gestionale — e alla sua iscrizione nel registro degli indagati per concorso in falso in bilancio. A Torino erano già indagati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza Jonella, Paolo e Giulia Ligresti, i manager Fonsai Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e gli ex consiglieri Antonio Talarico, Vincenzo La Russa, oltre a Fonsai come società. A una decina di dirigenti Isvap è stato inoltre notificato l’invito a comparire come persone informate sui fatti.
Nei giorni scorsi i magistrati di Torino avevano fatto il punto dell’inchiesta con il titolare milanese dell’inchiesta Fonsai, Luigi Orsi, che indaga per aggiotaggio su Premafin e sul falso in bilancio di Sinergia e Imco, le società immobiliari dei Ligresti ora fallite, quelle con le quali Fonsai ha realizzato operazioni «con parti correlate» per centinaia di milioni di euro. Negli ultimi quattro anni Fonsai ha accumulato perdite per circa 2,3 miliardi e ha dovuto essere ricapitalizzata per 1 miliardo — nonché salvata da Unipol — anche per riportare entro i livelli di legge le riserve sinistri, cioè i capitali che le compagnie devono tenere a garanzia degli assicurati.
Ieri Giannini non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Nel mirino dei pm e della Guardia di Finanza di Torino ci sono i bilanci 2009-2011 e, fra l’altro, «le criticità nella determinazione della riserva sinistri del ramo auto della compagnia», di cui l’Isvap avrebbe avuto conoscenza «fin dal marzo 2009». Secondo il decreto di perquisizione, «nonostante la dichiarata necessità di rafforzamento del carico residuo delle riserve Rc Auto per i sinistri relative alle generazioni precedenti (rafforzamento pari a 80 milioni che ha inciso in misura significativa sulla perdita consolidata per l’esercizio 2011: 1.034,6 milioni) non si sono ravvisati i presupposti per pregnanti interventi in Fonsai» dall’Isvap.
Neanche dopo la denuncia di ottobre 2011 da parte del fondo Amber sulle anomalie delle operazioni immobiliari tra Fonsai e i Ligresti — a cominciare dall’acquisto di Atahotels — Giannini si è attivato: al contrario l’authority ha avviato un’istruttoria contro i sindaci di Fonsai per non aver comunicato all’Isvap la denuncia di Amber. Solo a giugno 2012 l’Isvap ha riconosciuto «gravi irregolarità» e imposto rimedi minacciando il commissariamento.

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