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Bilanci abbreviati, l’approccio prudenziale deve prevalere

Meno rigida la posizione sui bilanci abbreviati della Fondazione nazionale dei commercialisti. Si apre qualche possibilità in più per la redazione in forma semplice dei bilanci dopo il mancato superamento dei termini per due anni.

Il documento dello scorso 15 gennaio della Fondazione concentra la sua attenzione sui bilanci semplificati di piccole società e mini imprese, alla luce delle innovazioni introdotte dal decreto legislativo 139/2015. Ma oltre ad analizzare le novità torna anche su argomenti non toccati dalla riforma ma sempre di attualità.

L’articolo 2435-bis del codice civile prevede che le società che non hanno emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato due dei seguenti limiti:

1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;

2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;

3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità.

Ulteriore previsione è quella che nel caso inverso, ovvero nel caso di ritorno al bilancio in forma ordinaria, prevede che le società che redigono il bilancio in forma abbreviata devono redigerlo in forma ordinaria quando per il secondo esercizio consecutivo abbiano superato due dei limiti indicati nel primo comma. Tutto ciò non è stato intaccando dal decreto legislativo 139.

Queste due previsioni erano state interpretate da un documento del consiglio nazionale in modo alquanto rigido:

«pur esistendo diverse interpretazioni sul significato delle parole «per due esercizi consecutivi» e «per il secondo esercizio consecutivo», in un’ottica prudenziale si ritiene opportuno usufruire della facoltà prevista dal primo comma a partire dal bilancio relativo all’esercizio successivo a quello nel quale non vengono superati per la seconda volta i limiti»;
«invece, ai fini dell’obbligo di redigere in forma ordinaria il bilancio, si suggerisce di provvedere sin dal bilancio relativo all’esercizio nel quale, per la seconda volta consecutiva, vengono superati i detti limiti».Il documento della Fondazione dopo aver ricordato tale affermazione sottolinea che «in un’ottica prudenziale si ritiene opportuno usufruire della facoltà prevista dal primo comma a partire dal bilancio relativo all’esercizio successivo a quello nel quale non vengono superati per la seconda volta i limiti». E anche che «ai fini dell’obbligo di redigere in forma ordinaria il bilancio, si suggerisce di provvedere sin dal bilancio relativo all’esercizio nel quale, per la seconda volta consecutiva, vengono superati i detti limiti».

Quindi è vero che vengono ribadite le tesi precedenti ma almeno in questo caso è sottolineato come ciò non derivi da una disposizione legislativa ma anzi in presenza di una disposizione non del tutto chiara è la prudenza che consiglia l’adozione di tale comportamento.

Seguendo tale linea (non conforme a quella decisamente maggioritaria) si ottiene:

Caso 1

Una società ha sempre redatto il bilancio in forma ordinaria. Ma la stessa non ha superato due dei tre limiti dell’art 2435-bis, co.1 per gli esercizi 2014 e 2015. Seguendo la tesi del Cndcec la redazione del bilancio in forma abbreviata è rimandata all’esercizio 2016.

In questo caso si noti che la condizione contenuta nell’art. 2435, bis che si riferisce a «due esercizi consecutivi» è intesa a effetto posticipato.

Caso 2

Una società redigeva il bilancio in forma abbreviata e superi due dei tre limiti dell’art 2435-bis, comma 1 per gli esercizi 2014 e 2015. Secondo il documento in tale ipotesi è bene redigere già il bilancio 2015 in forma ordinaria.

Nessun dubbio invece circa l’efficacia immediata dell’altra situazione ovvero quella del primo esercizio d’attività. In tal caso se nello stesso non sono superati due dei limiti indicati è concesso il via libera del bilancio in forma abbreviata.

La verifica deve quindi, necessariamente, essere fatta a posteriori e deve aver riguardo all’esercizio sociale indipendentemente dalla sua durata. Per esempio, caso classico, nel primo esercizio spesso (o sempre) di durata differente all’anno solare: anche in tal caso non è necessario ragguagliare i risultati ai 365 giorni.

Inoltre altro fatto indubbio è che il testo letterale della norma (e la relazione al decreto legislativo ministeriale non aggiunge molto) non prevede che i limiti superati siano identici per i due anni. Per esempio ricorre l’obbligo di redigere il bilancio in forma abbreviata se, per esempio, nell’esercizio 1 si sono superati i limiti concernenti l’attivo dello stato patrimoniale e i ricavi (ma non quello degli assunti) e nell’esercizio quello 2 quello degli assunti e quello dei ricavi (ma non quello dell’attivo dello stato patrimoniale).

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