Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Big, low cost e outsider l’unica certezza è la riduzione dei costi

Ci sono compagnie tradizionali come Lufthansa. C’è Easyjet a tener alta la bandiera delle low-cost. Più i fondi internazionali. La corsa contro il tempo per salvare Alitalia conclude la fase uno con alcune certezze e un’(importante) incognita. I potenziali compratori – anche se, come previsto, a prezzi e condizioni da saldo – sono arrivati. I soldi e il tempo per convincerli a migliorare le offerte, grazie all’ennesimo aiutino pubblico da 300 milioni, pure. Resta ora solo un dubbio: chi sarà il venditore. La tempistica del prossimo voto politico coincide con quella della procedura di vendita. Il governo in carica vuol evitare di mettere la patata bollente dei tagli Alitalia (com’è stato nel 2009) al centro della campagna elettorale. E non a caso ha allungato oltre aprile 2018 le scadenze. I Commissari dovranno così limitarsi nei prossimi mesi a capire chi e come garantirà la soluzione più adeguata. Trattando su offerta economica e condizioni, limando i tagli e provando a coinvolgere qualche partner finanziario italiano tipo Cdp o l’evergreen Invitalia per cercare di legare il futuro dei servizi di volo a quelli di terra, anche se i compratori saranno differenti. Il cerino della scelta passerà poi – con ogni probabilità – a chi uscirà vincitore dalle urne. Ecco, alla luce delle indiscrezioni delle ultime ore, che destino toccherebbe ad Alitalia a seconda dell’identikit dell’acquirente.
Una grande compagnia come Lufthansa – che ha già scoperto le carte – è di gran lunga (al netto dei costi di ristrutturazione) la soluzione migliore per Alitalia, anche se l’obiettivo di qualsiasi big – è chiaro a tutti – è prendersi con il minor prezzo possibile il mercato italiano. Ai tedeschi, per dire, interessa di sicuro il lungo raggio e con ogni probabilità potrebbero rivalutare il ruolo di Malpensa. Lufthansa gestisce già oggi un sistema multi-hub centrato non solo su Francoforte ma pure su scali come Vienna, Monaco e Zurigo da cui gestisce collegamenti intercontinentali. Sui voli domestici ed europei qualsiasi grande aerolinea punterebbe solo alle rotte più profittevoli. Berlino le integrerebbe nel network di Eurowings, la controllata low-cost. I giganti dei cieli hanno i soldi, i mezzi e il know-how per farsi carico da soli dell’operazione. Ma dopo le brutte esperienze di Air France ed Etihad, vogliono acquistare solo una compagnia già ristrutturata e senza debiti.
Ryanair – pur interessata – si è sfilata dalla gara per gestire i suoi problemi interni esplosi nelle ultime settimane. Easyjet invece si è fatta avanti con un’ offerta mirata e limitata a pochi asset. Cosa interessa alle low-cost? Di sicuro i preziosi slot di Linate della compagnia italiana. Comunque un bene che fa gola anche a Lufthansa. Più qualche aereo – gli inglesi hanno fatto un’offerta per 25 jet Air Berlin – e alcune delle rotte a breve-medio raggio.
Nessuna delle grandi aerolinee a basso costo in buona salute ha mai pensato al lungo-raggio, anche se il mercato in questo settore sta cambiando rapidamente. Easyjet non dovrebbe aver quindi presentato sui voli intercontinentali di Alitalia. Anche se potrà poi in ogni caso candidarsi, come aveva fatto Ryanair, a gestire i voli domestici ed europei per riempire gli aerei a lungo raggio a Fiumicino o Malpensa. Del neo-acquirente di Alitalia o di uno dei partner a basso prezzo sul lungo raggio.
L’interesse di un fondo di investimento è chiaro: comprare per guadagnare. Obiettivo che visto il conto economico di Alitalia – l’ultimo utile “vero” in bilancio risale al 1998, dal 2009 ad oggi ha perso 3 miliardi – passa per una pesante ristrutturazione. Cedere la compagnia a un investitore finanziario ha tre altri problemi: lo scarso know-how di questi investitori in un settore delicato come quello del trasporto aereo, la limitata disponibilità a nuovi investimenti (vitali per la società tricolore) e la necessità, per quelli Usa, di trovare un partner Ue al 51% per non veder decadere gli accordi bilaterali su atterraggi e decolli. Motivi per cui le loro chance in asta – a meno di offerte faraoniche – sono poche.
Ettore Livini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa